Francesca Calabrò

Francesca Calabrò: la nostra intervista esclusiva

         
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Come ti sei avvicinata alla musica?

Nella Musica, si può dire, ci sono “nata”. Mia madre si esibiva in giro per le piazze di tutta Italia ed io, dal pancione al passeggino, ho iniziato a sentire l’odore di questo mondo meraviglioso, a spasso con lei.

Ho iniziato a cantare all’età di 4 anni… Neanche sapevo leggere!

All’inizio, mia madre, pensava volessi emulare lei per i motivi sopra descritti, ma, col tempo si è resa conto che l’avevo nel sangue, la passione per il canto…

E da allora mi ha iscritta in una scuola di musica.

Questo è stato il mio esordio: la musica nel gioco, quella che vivi da bambina, con innocenza e semplicità.

Come vedi la situazione del Jazz in Italia oggi?

Il Jazz in Italia, soprattutto negli ultimi anni, ha raggiunto dei grandi obbiettivi. Già dall’introduzione dei corsi Jazz nei Conservatori, dove la parola “Jazz” per i musicisti “Classici” era considerato quasi tabù, soprattutto per il fatto che moltissimi jazzisti di grande calibro, non avevano “titoli accademici”.

Quindi non paragonabili a Mozart, Bach ecc…

Una grande spinta è stata data dai Festival…

In Calabria, per esempio, abbiamo avuto il Roccella Jazz Festival ed ancora oggi, uno dei festival più importanti a livello mondiale: il Peperoncino Jazz Festival, capitanato dal poliedrico Sergio Gimigliano, uomo di grande cultura, imprenditore di successo e persona stimata da tutti e mio carissimo amico.

Ha creduto in questa realtà e ne ha costruito un patrimonio di musica, portando grandi nomi del panorama jazzistico mondiale nei comuni della Calabria, favorendo il turismo, l’economia e le piccole imprese.

Francesca Calabrò

Ho visto una tua interpretazione di “Superstitious” di Stevie Wonder. L’ho sempre ritenuto un genio, un innovatore della musica moderna che ha saputo coniugare Pop e Soul con maestria. E’ stato difficile adattare questo pezzo ad un sound che mi sembra più mediterraneo?

Stevie Wonder è, secondo me, uno dei più grandi musicisti del secolo! Ha ispirato ed ispira tutt’ora ogni nota che esce dalla mia bocca, assieme alla compianta Whitney Houston.

E non solo la mia…

Com’è nato il sodalizio con Alfredo Biondo con cui hai inciso anche un cd?

Alfredo Biondo Jazz&Pop 6et - Live at Cavern Club, Cosenza

Il nostro primo incontro è stato piuttosto bizzarro!

Avevo 13 anni, e, tramite un amico in comune, capitai nel suo studio dove lavorava in alcuni arrangiamenti. Alla domanda: “fammi sentire qualcosa” io risposi: -“non ho preparato niente…tu suona, io ti vengo dietro”. Ancora oggi mi prende in giro con quella battuta, ma ha fatto sì che tra di noi si instaurasse un rapporto di amicizia, oltre che musicale, lungo e duraturo, esteso poi alle rispettive famiglie.

Francesca Calabrò

È una persona meravigliosa! Un Musicista di grande talento, a mio avviso uno dei più grandi in Italia, e non esagero! Ha classe, una preparazione che va oltre ogni immaginazione. Nonostante i suoi molteplici titoli e lauree, continua a studiare, mettersi in gioco, portando con sé il Sud, i suoi tramonti e le sue albe in tutto il mondo!

Istintivo, percettivo, empatico, poliedrico, delicato, morbido e passionale nella sua musica!

Archimede. È così che mi ha ribattezzata 20 anni fa da quel famoso e favoloso incontro!

Da allora, per me, non esiste alcun pianista all’infuori di Alfredo!

Alfredo Biondo Jazz&Pop 6et - Live at Cavern Club, Cosenza ad

Quali erano i tuoi eroi musicali da bambina?

Domandone! Sono cresciuta con tanti generi! Mia madre aveva dischi di James Brown, Elvis Presley, Etta James, PFM, Frank Sinatra, Dionne Warwick, insomma, un’infinità di stili, voci ed atmosfere.

Mio padre, invece, ascoltava Opera, cantautorato italiano.

Non ho degli eroi, in particolare, a parte Stevie Wonder e Whitney Houston

Gli eroi sono proprio i miei genitori, che ancora oggi, ascoltano di tutto e di più

Francesca Calabrò

Raccontaci dei tuoi esordi nel campo della musica…

Il mio unico esordio è il palco. E si ripete ogni volta che ho un concerto. Il mio esordio è il respiro nel silenzio che precede la prima nota.

Se poi interessa sapere il dove… O qualcosa di importante, a parte il Peperoncino Jazz Festival, non ho mai voluto partecipare a concorsi o gare ecc…

Oggi la vita di un musicista sembra passare necessariamente da un talent show. Una volta invece c’erano le radio e le tv con palinsesti musicali che garantivano visibilità a tutti. Come si è arrivati secondo te a questo cambiamento? La preparazione attraverso studi specifici in scuole e conservatori è davvero passata in secondo piano per un artista?

Prima era più difficoltosa la strada per il successo. A parte Castrocaro, Cantagiro e Sanremo erano pochissime le “vetrine” musicali. I talent hanno sfondato un muro! Nel bene e nel male. Tuttavia, a mio modesto parere, i talent non rappresentano (fortunatamente) la parte “sana” della musica.

Almeno, nella maggior parte dei casi.

Il problema VERO, per me, non è arrivare in vetta. È restarci, nel tempo.

Anche la radio si è evoluta, la televisione… diciamo che si è “americanizzato” un po’il tutto

E questa è una fortuna.

Grazie anche a questo cambiamento, i ragazzi, gli adulti, si sono avvicinati alla musica ed all’arte in genere, frequentando di più le scuole di musica, i Conservatori e le accademie.

Progetti futuri?

Assolutamente sì! Un coro Gospel nell’immediato, il mio favoloso trio (con Giuseppe Viggiano, mio marito e Mario D’Ambrosio al basso) e, chissà, forse un altro disco nell’aria…. Ma per il momento resta top secret!

Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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