Intervista al Dottor Giulio Tarro

Intervista al Dottor Giulio Tarro sulla situazione del COVID19

         
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In questo nuovo articolo sarà mostrata un’intervista fatta da noi al Dottor Giulio Tarro. Un medico ed un virologo di fama mondiale e molto attivo nel dire la realtà dei fatti sull’ormai nota situazione del COVID19. Una situazione comunque piena di punti poco chiari. Con questa intervista al Dottor Giulio Tarro tenteremo di spiegare alcune cose sul COVID19 e mostrare una realtà meno “catastrofica”. L’intervista al Dottor Tarro sarà suddiviva in diverse parti. Nelle prime parti di questa intervista faremo la conoscenza del Dottor Tarro. Nelle successive invece parleremo a pieno del COVID19 con delle considerazioni finali e la spiegazione degli argomenti principali. Buona lettura di questa intervista al professionale ed importante Dottor Giulio Tarro.

Chi è il Dottor Giulio Tarro, protagonista della nostra intervista

Salve Dottor Tarro. Innanzitutto grazie mille per aver accettato questa intervista per WebMagazine24. La prima domanda è questa: chi è Giulio Tarro?

«Sono un virologo – ormai in pensione – ma soprattutto e ne vado fiero, sono un medico. È stato ed è il mio mestiere. Da sempre la medicina è al servizio della vita. Un precetto che è stato una costante in tutta la mia carriera di oltre cinquant’anni. Ho sempre seguito i valori trasmessi dai miei maestri, primo fra tutti Albert Sabin, quali la serietà e la massima dedizione ed il rispetto per il paziente.

In un mio libro, Una medicina per la gente, qualche anno fa, scrivevo:

“Sono un medico. Quando ho cominciato ad esserlo, più o meno cinquanta anni fa questo termine indicava uno schivo professionista che, in un riservato silenzio, si limitava a mettere la sua conoscenza e il suo acume al servizio del malato. Non gli si chiedeva nient’altro. La malattia era una faccenda squisitamente privata, la discrezione il marchio della Medicina. Oggi, invece, sempre più medici dilagano sugli schermi televisivi; in alcuni casi tirati per la giacca a discettare su psicosi, in altri, ad alimentare o lenire quella ansia da salutismo forse inevitabile in una popolazione, come quella italiana, che non fa più figli e che è sempre più vecchia”

Lo scrivevo anni fa e mi creda, avrei potuto supporre, ma sicuramente non avrei mai immaginato che potessimo arrivare a tanto».

 

Cosa la spinge ad andare spesso e volentieri (ed anche giustamente) controcorrente?

«Non vado controcorrente per voler contraddire il comune pensiero. Io sono convinto di ciò che dico. Le mie convinzioni scientifiche hanno un unico padrone, la scienza».

 

In questo periodo lei ha ricevuto numerosi attacchi, anche da parte di testate giornalistiche importanti e colleghi, cosa risponde a queste provocazioni e come ha reagito?

«La macchina di fango che ha riguardato il mio buon nome non ha toccato la tranquillità domestica, anche se, non lo nascondo, mi ha molto amareggiato. Ribadisco che le mie convinzioni scientifiche rimangono immutate. Il Covid19 potrebbe, in futuro, sparire completamente come la prima SARS, ricomparire come la MERS, ma in maniera localizzata o cosa più probabile diventare stagionale come l’aviaria. Credo che sia quest’ultima l’ipotesi più probabile. È fondamentale trovare una cura, una terapia efficace, piuttosto che un vaccino. Ricordo la sieroterapia. Può e deve essere, una delle soluzioni.

Sulla macchina del fango esplosa nei miei confronti credo sia frutto dell’invidia e di scelte passate mal digerite da una parte della scienza. Tutto inizia oltre un anno fa, quando dopo diverse sollecitazioni, ho scelto di collaborare attraverso la redazione di articoli per il Giornale dei Biologi e la partecipazione a vari convegni, alle attività dell’ONB, Ordine Nazionale dei Biologi. Questa mia scelta non è evidentemente piaciuta a quanti non condividono le scelte dell’ONB in materia di sicurezza dei vaccini e da allora, attraverso i social network, questi signori non hanno perso occasione per infangarmi e diffamarmi, costringendomi così a rivolgermi all’autorità giudiziaria per vedere tutelato il mio buon nome.

Su questi anni si esprimerà la storia. Temo un giudizio impietosi per molti. Io ho agito rispettando le mie convinzioni scientifiche, frutto di decenni di esperienza».

 

Sappiamo che lei è un grande medico, purtroppo ci sono persone che dicono che lei ha inventato titoli di studio e nomine al premio Nobel. Cosa ne pensa di questi attacchi diffamatori e cattiverie?

«Frutto di invidia. La mia colpa è stata quella di aver dubitato delle teorie e previsioni di alcuni noti colleghi, teorie e previsioni già smentite dai fatti. Non è bello vedersi mettere in discussione da gente non titolata a farlo. Alcuni giornalisti hanno scritto e rielaborato con meschinità mie dichiarazioni, molte volte stravolte. Non tutti possono comprendere e quindi parlare di scienza, finanche alcuni medici, che d’un tratto sono diventati scienziati.

La virologia non è per tutti e credo si sia visto. È stata attivata nei miei confronti una vera e propria macchina del fango, persino su Wikipedia. Ho scoperto in questa fase dell’esistenza dei tuttologi. Si può essere d’accordo o non con quanto affermo ma a nessuno, e dico nessuno, può essere consentito di mettere in discussione il mio curriculum, la mia esperienza, il mio rigore morale e scientifico. Chi dovesse farlo si aggiungerà a quanti sono già stati chiamati a risponderne innanzi il Tribunale per “un’opera di denigrazione continuamente perpetrata a danno del mio prestigio scientifico professionale e personale”. Il mio legale, l’avvocato Carlo Taormina, procederà senza alcuna remora. Non sono minacce: è soltanto un’opera di difesa del mio passato, un passato di sacrifici e impegno, nel mirino di detrattori che mi accreditano, tra le tante calunnie, perfino battaglie ideologiche a cui sono “assolutamente estraneo”».

I pensieri sul COVID19 del Dottor Giulio Tarro

Adesso parliamo della questione che ha ormai segnato indelebilmente il 2020, la situazione del COVID19. Secondo lei quale origine ha il SarsCov2?

«Tutto inizia il 31 dicembre 2019, quando viene comunicato dalle autorità cinesi all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un focolaio epidemico di polmonite in corso di diffusione nella città di Wuhan (11 milioni di abitanti). Il 7 gennaio 2020, gli studiosi cinesi sono in grado di identificare un nuovo coronavirus (2019-nCoV) come causa di questa epidemia.

Dopo tre settimane dalla prima comunicazione all’OMS viene confermata la trasmissione interumana del virus. Nel giro di poche settimane vengono rilevati nuovi casi in tutti i continenti. Il 16 gennaio, i ricercatori del Centro tedesco di Ricerca infettiva di Berlino sviluppano una nuova metodica di laboratorio per diagnosticare il nuovo coronavirus, e l’OMS ne pubblica le linee guida.

Il 28 gennaio, i ricercatori del laboratorio di identificazione virale dell’Istituto australiano per l’infezione e l’immunità Peter Doherty di Melbourne dichiarano di aver cresciuto il nuovo virus in colture di tessuto dopo il suo isolamento dalla prima persona da loro diagnosticata con questa nuova infezione. Anche questa ricerca viene condivisa con l’OMS. L’epidemia a febbraio inizia a diffondersi rapidamente. L’11 marzo 2020, l’OMS dichiara la Covid19 pandemia, in quanto l’epidemia è diffusa in vastissimi territori e continenti.

Per la Sars, la Mers e il Covid19 c’è sempre stato un intermediario, ossia un’animale. Nel caso del Covid19 pare sia stato un pipistrello».

 

Ha un ruolo l’ormai famoso laboratorio biologico di massima sicurezza di Wuhan nella questione del COVID19? Quali colpe ha la Cina?

«È noto a tutti ormai che questa sindrome è cominciata dal mercato del pesce di Wuhan. Ma c’è anche un’altra possibilità, come rilevato da alcuni miei illustri colleghi, ossia che questo virus provenga dal laboratorio di Wuhan. Sottolineo che non c’è nessuna evidenza scientifica per cui possiamo affermare che il virus sia stato creato in laboratorio. Numerosi ricercatori sono andati a predire le sequenze genetiche del Covid19 evidenziando una percentuale di differenza dal virus del pipistrello ma ciò probabilmente è dovuto al fatto che ci sono stati vari passaggi con un animale intermedio come il pangolino, non perché sia stato modificato artificialmente. Quindi escludo l’origine artificiale. Tuttavia, non è impossibile che un ricercatore o un tecnico possa portare fuori, ovviamente si presume inconsciamente, un virus dal laboratorio».

 

I numeri che ci vengono detti ogni giorno sui contagi e sulle morti causate dal SarsCov2 sono attendibili?

«Si confonde il tasso di mortalità con il tasso di letalità da Covid-19. Non tutti i soggetti infettati dal Sars-Cov-2 muoiono a causa del virus. I conteggi sui decessi che vengono diramati sono in parte fuorvianti. Tra i decessi tanti vantano quadri clinici compromessi. Non di solo Covid si muore in Italia. I dati ufficiali, quelli dell’Istituto Superiore di Sanità, confermano che il tasso di letalità del Virus non è quello che appare dai bollettini diramati. Ci sono altre patologie che vengono successivamente notificate per lo stesso paziente deceduto e in cui il Virus può agire da catalizzatore, ma siccome non ci sono vittime per altre patologie, si muore solo di Covid-19.

Ma è ovvio che nel frattempo si continua ancora a morire di tumore; di malattie cardiocircolatorie, secondo i cinesi per il 14%; di malattie metaboliche per il diabete, il 7% e il 6% per patologie che possono riferirsi allo stesso polmone o eventualmente ad altri organi come fegato e rene. Il rene, tra l’altro, parecchio trascurato in questo periodo a mio avviso. Ricordo la prima SARS del 2003 – che ha fatto registrare oltre 8mila contagi e più 774 vittime, ossia più del 10% di mortalità- e la SARS del Medioriente, la MERS, che è iniziata nel 2012 in Arabia Saudita proprio con un decesso per blocco renale legato alla sindrome respiratoria».

 

Cosa ne pensa dei test utilizzati per diagnosticare il COVID19? Ci sono stati molti falsi positivi? Se sì, la situazione del COVID19 è in qualche modo “gonfiata”? Come, per esempio, coi casi di falsa positività al SarsCov2 di alcuni frutti (come la Papaya) e di alcune capre in Tanzania. Inoltre le mascherine, diventate ormai il simbolo della situazione del COVID19, sono davvero utili o hanno delle controindicazioni?

«Fare tamponi e sierologici a chiunque non aiuta e molti esiti positivi sono in realtà falsi positivi. Esistono anche i falsi negativi. La verità è che il virus circola e non poco.

Fortunatamente non sempre il virus da’ patologie serie e in molti casi il virus può perfino essere inattivo. Non tutti i positivi possono contagiare gli altri. Che la situazione sia gonfiata ne sono sicuro. Ora più di prima. Stiamo andando verso l’immunità.

La mascherina e’ sempre stata portata da chi gia’ è contagiato per evitare uno spargimento di virus, dagli Operatori Sanitari che vengono a contatto con pazienti potenziali contagiosi. Punto e basta! Il resto e’ tutto un di piu’, nel senso che, anche chi non è contagiato non dico potrebbe farne almeno della mascherina, ma va bene indossarla, poiche’ non si sa’ mai la persona in questione con chi si relaziona in quel momento. Quindi per quelli non contagiati e i contagiati e’ importante sempre indossarla. Per i bambini induce un autismo funzionale, poiche’ loro sviluppano proprio nei primi anni questo associazionismo basato sulle emozioni sulla visione che hanno».

 

È notizia degli ultimi giorni della messa a punto del vaccino anti COVID19, cosa ne pensa?

«Per fare un vaccino efficace ci vogliono 18 mesi. Sono “tempi tecnici” di sperimentazione.

Nell’affrontare le epidemie, o pandemie che dir si voglia, servono due cose: competenza e ordine, soprattutto nelle vaccinazioni. La soluzione non è in un vaccino ‘arronzato’. In questo momento non esiste un vaccino sicuro al 100%. Come Le ho già detto, il virus è mutato.

Un virus può mutare in appena cinque giorni. Ripeto in “soli cinque giorni”. A mio avviso bisogna avere i piedi per terra prima di proporre alcune situazioni. Esistono più versioni del virus ed è per questo motivo che non può esserci un vaccino in grado, come nell’influenza, di metterci al riparo completamente. Difatti, se il virus ha come sembra più varianti, sarà complicato avere un vaccino che funzioni, esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto, a differenza di quello che si pensa.

I vaccini meritano un diverso approccio a seconda dei singoli casi. Reputo che obblighi vaccinali di massa non abbiano alcun senso e siano controproducenti. Non per questo mi si può definire ‘no vax’. È chiaro che la vaccinazione, in generale, è un fatto positivo per la salute delle popolazioni ma bisognerebbe fare un’anamnesi di ogni caso, capire quale è la storia di ogni paziente. Siamo invece al cospetto di campagne di massa e medici che per principio dicono che i vaccini non hanno effetti collaterali. Ma è assurdo. Il vaccino è di per sé un farmaco e può avere effetti collaterali, anche gravi.

Qualora dovesse prodursi un vaccino efficace potrei sostenere la vaccinazione. Per ora non vedo la soluzione nelle vaccinazioni. È prematuro parlare di vaccini. Bisogna sperimentare e renderli efficaci. Il virus muta e quindi potrebbero non servire».

Cure alternative al COVID19

Sappiamo che il SarsCov2 è un virus a RNA mutevole, quindi un eventuale vaccino sarebbe abbastanza “insensato”. Perché non vengono proposte anche cure affidabili come il plasma iperimmune, che invece in molti accantonano?

«Il perché non so dirlo. Posso immaginarlo. A mio avviso ha senso concentrarsi su questa terapia perché abbiamo già a nostra disposizione gli anticorpi dei guariti che possiamo ricavare con la plasmaferesi, una tecnica di separazione del sangue che è usata per diversi scopi.

La cura con il plasma dei pazienti guariti da Covid19 si sta sperimentando in tutto il mondo. È una terapia, dimostrata con lavori scientifici, che consiste in 200 ml di plasma – la parte più “liquida” del nostro sangue, dove sono presenti anticorpi formatisi dopo la battaglia vinta contro il Covid19 – i quali in 48 ore azzerano il virus. Non sono notizie campate in aria, ma pubblicate su giornali scientifici. Prassi utilizzate in particolare dai cinesi che hanno avuto un’esperienza recentissima e che si usavano già nelle esperienze con la Mers e in altri Paesi, come Germania, Stati Uniti, Israele. In Italia si sono ottenuti e si stanno ottenendo dei risultati positivi, lì dove utilizzata.

Voglio ricordare che non ci troviamo di fronte a una terapia sperimentale da dover studiare o da concedere in via compassionevole. È una pratica conosciuta da secoli, utilizzata anche da Pasteur nell’Ottocento: si sono sempre prelevate le gammaglobuline dai guariti per curare i malati.

Volendo fare un confronto con le epidemie del passato, dobbiamo considerare che mentre nella prima SARS non c’era stata molta possibilità di terapia, nel caso specifico della SARS del medio-oriente, che segnava una percentuale di mortalità del 33%, venne autorizzato il prelievo di anticorpi da soggetti guariti, questa è una questione sulla quale ho scritto anch’io per l’Ordine Nazionale dei Biologi e anche per una rivista inglese che si pubblica in Asia con molti lettori.

La trasfusione di plasma, come rilevato, è stata utilizzata con successo nelle altre due epidemie da coronavirus, la Sars del 2002 e la Mers del 2012, – riuscendole rapidamente a circoscrivere – immettendo il plasma in uno stadio preciso della malattia; e cioè quando già si evidenzia una scarsa ossigenazione e il paziente è sottoposto a ventilazione assistita con casco C-pap, ma non è ancora intubato.

È una terapia che, come molte, presenta rischi ma, francamente, non si capisce proprio perché l’Organizzazione mondiale della sanità – che ne aveva confinato l’utilizzo “solo nel caso di malattie gravi per cui non ci sia un trattamento farmacologico efficace”- non ne abbia suggerito, almeno, la sperimentazione durante questa emergenza Covid19.

Le posso dire che oltre alla sieroterapia, anche l’antimalarico sta dando ottimi risultati».

Considerazioni finali per l’intervista al Dottor Giulio Tarro

La questione del COVID19 poteva essere evitata? Quali errori hanno commesso? Come l’avrebbe affrontata lei?

«Sicuramente è stato sbagliato ricorrere al lockdown. Il lockdown ora è praticamente inutile e danneggia l’economia, oltre che la psiche. Ci troveremo a dover affrontare molti problemi psichiatrici in futuro. Le malattie infettive si sono, da sempre, combattute con l’isolamento dei “soli” soggetti infetti. Nell’affrontare il Covid19 si sono isolate, in teoria, milioni di persone non isolando de facto i soggetti infetti. Il sistema di monitoraggio si è dimostrato molto poco efficiente. I luoghi chiusi, le abitazioni, gli ospedali ma soprattutto le RSA si rivelano ambienti assai confortevoli per il virus. In questa seconda fase di contagio si sta procedendo lentamente verso la medesima errata soluzione. A mio avviso si è fatto il contrario di quello che andava realmente fatto.

Credo che la ricetta israeliana sia la soluzione: vanno tutelati gli anziani e i soggetti immunologicamente compromessi da patologie pregresse, isolandoli e proteggendoli, lasciando circolare il virus tra i più giovani. Va disincentivata la corsa ai pronto soccorso. Parlare di lockdown non fa altro che far aumentare la fobia da virus. Conseguenza? Il caos negli ospedali che non riescono più a curare le altre patologie e a gestire i malati. Le file ai pronto soccorso sono il risultato di questo delirio informativo. I Covid Hospital, se garantiscono l’isolamento e le distanze, potrebbero essere una giusta soluzione. Sicuramente è da evitare per qualsiasi tipo di positivo.

Penso che governo e regioni siano in difficoltà. Credo che alcuni errori siano stati compresi, come quello del lockdown generalizzato. Purtroppo, però, dato l’aumento considerevole dei numeri, stiamo andando verso le stesse decisioni sbagliate del passato. Il monitoraggio e l’isolamento dei soggetti infetti non hanno funzionato e ora si è deciso di rincorrere il numero dei contagi.

La verità è che solo un’immunità di gregge ci proteggerà da tutte le ondate eventuali del virus. Si può sopravvivere alla viremia da Covid, possiamo sopravvivere, grazie al nostro sistema immunitario».

 

Cosa ne pensa di paesi come la Svezia che hanno adottato misure meno “Draconiane” ed hanno avuto risultati piuttosto soddisfacenti?

«La Svezia ha un sistema sanitario più efficiente rispetto a quello italiano ed è un esempio virtuoso, eppure credo che in Italia esportare del tutto quell’idea sia sbagliato. La ricetta israeliana è la soluzione».

 

Quando finirà questo incubo del COVID19?

«La viremia è in atto, ma non deve preoccuparci più del dovuto. Il Covid19 potrebbe, in futuro, sparire completamente come la prima SARS, ricomparire come la MERS, ma in maniera localizzata o cosa più probabile diventare stagionale come l’aviaria. Credo che sia quest’ultima l’ipotesi più probabile».

 

Cosa ne pensa del termine “negazionista” che è, fino ad oggi, utilizzato in modo errato ed anche verso di lei?

«Essere negazionisti è sbagliato. Il virus esiste, ma non è peggio di altri virus. Io non sono negazionista, sono realistà è diverso».

 

Ultima domanda, quella più importante e “controversa”, per concludere questa importantissima intervista al Dottor Giulio Tarro. La situazione del COVID19 può essere frutto di una sorta di “complotto, manipolazione o strategia del terrore e della paura” ai danni della popolazione mondiale ignara di un’emergenza che emergenza non è ma che viene strumentalizzata?

«Il virus esiste. La gestione della pandemia è disastrosa ma parlare di complotto mondiale mi sembra eccessivo, così come è eccessivo parlare di catastrofe».

 

Ringraziamo il grandissimo Dottor Giulio Tarro per la sua disponibilità in questa intervista e per le sue importantissime delucidazioni.

 

Link del libro sul COVID19 del Dottor Giulio Tarro, protagonista della nostra intervista: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/medicina-e-salute/549537/covid-il-virus-della-paura/

 

 

Fonte immagine: Profilo Facebook di Giulio Tarro

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24