La Stazione Spaziale Internazionale Compie Vent'anni

La Stazione Spaziale Internazionale compie vent’anni

Il 2 novembre 2000 si apriva per la prima volta il portellone d’accesso alla Stazione Spaziale Internazionale. In quei giorni, la SSI era composta da due soli moduli. Uno russo e uno statunitense. Le due nazioni che avevano tenuto sulla scacchiera del terrore il mondo per oltre cinquant’anni avevano cominciato a collaborare insieme per un progetto comune che non avvantaggiasse nessuna delle due nazioni. Un progetto di pace e scienza per l’intera Umanità. E ora quel progetto, la Stazione Spaziale Internazionale compie vent’anni.

Da due moduli a 400 tonnellate

Il concetto di una stazione orbitale non era nuovo negli anni 2000. I russi avevano già costruito la MIR mentre gli americani non erano mai riusciti a mettere insieme il programma Freedom, impegnandosi però nel pionieristico Space Shuttle, che si rivelò fondamentale negli anni successivi per l’assemblaggio della SSI.
Inizialmente la SSI era composta dal modulo Zarja di fabbricazione russa che conteneva i sistemi di propulsione e orientamento e il modulo Unity degli USA e conteneva tutto il necessario per i sistemi di supporto vitale a lungo termine.

Configurazione_ISS_Aprile_2016 La Stazione Spaziale Internazionale compie vent'anni
La composizione della SSI ad aprile 2016. Fonte: Wikipedia

Già dalle spedizioni successive vennero agganciati ulteriori moduli con moduli di servizio per fornire spazio agli astronauti e i primi componenti che renderanno la stazione il laboratorio scientifico più avanzato e remoto dell’Umanità. Per maggiori info sui moduli e l’assemblaggio della SSI, vi consiglio di leggere qui.

La Stazione Spaziale Internazionale che compie vent’anni è un traguardo per tutta l’Umanità. E l’Italia ha fatto la sua parte.

E l’Italia in tutti questi anni non restò a guardare, ma partecipò attivamente oltre con l’impegno diretto tramite l’Agenzia Spaziale Italiana e l’ESA, ma anche costruendo almeno il 40% del volume abitativo della Stazione.
Addirittura la famosa cupola panoramica dalla quale gli astronauti possono ammirare la Terra dall’orbita e regalarci splendidi scatti fotografici è tutta “Made in Italy”.

Per l’Italia e per il mondo intero, la Stazione Spaziale Internazionale rappresenta tutto ciò che di buono siamo in grado di fare se collaboriamo insieme.

Il futuro della Stazione Spaziale Internazionale

Ora che si comincia a parlare al Lunar Gateway per il programma Arthemis, la futura stazione orbitale attorno alla Luna, Cosa ne sarà della SSI? Perderà il suo valore diventando via via sempre più obsoleta?

Niente di tutto questo. L’impegno protratto negli anni dalle nazioni coinvolte è troppo vasto e le potenzialità scientifiche della stazione ancora enormi e solo in piccolissima misura sfruttate.

Per capire le differenze (e l’unicità) fra le due stazioni va considerata la differente collocazione di entrambe. Il Gateway lunare ha senza dubbio immense potenzialità scientifiche nonché esplorative, ma la notevole distanza dalla Terra a cui si troverebbe renderebbe più costoso (e pericoloso) lo scambio massiccio e periodico di esperimenti. La stazione spaziale sebbene più accessibile , si trova in una fascia protetta dalle radiazioni cosmiche grazie alla vicinanza con la Terra. Le posizioni diverse rendono entrambe le stazioni orbitali uniche, in-intercambiabili e fondamentali per l’avanzamento della conoscenza della natura stessa dell’universo.

Fonte foto: Wikimedia / Nasa

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