Londra, terzo terrorista individuato: era italo-marocchino

Il nome del terzo attentatore di Londra è stato reso noto: si tratta del 22enne Youssef Zaghba, nato in Marocco da madre italiana e padre marocchino nel 1995, come confermato dalla polizia londinese. Già noto all’intelligence italiana, Zaghba era stato fermato all’aeroporto di Bologna nel marzo 2016, mentre era in attesa di partire per la Turchia: giunto a destinazione, si pensa che sarebbe poi andato in Siria per unirsi all’ ISIS.

Gli altri due attentatori di Londra: Rachid Redouane e Khuram Shazad Butt

L’intelligence italiana – dopo averlo individuato come “combattente straniero” – aveva avvertito l’antiterrorismo britannico e marocchino della sua pericolosità. Le autorità dissero che Zaghba non era considerato un “soggetto di interesse”, nè dall’M15 (servizi segreti britannici) nè dalla sua polizia, e fu prosciolto dalle accuse. Già confermata ieri dalla polizia di Londra l’identità degli altri due attentatori: si chiamavano Rachid Redouane, 30 anni, e Khuram Shazad Butt, cittadino britannico 27enne nato in Pakistan nella provincia del Punjab.

Le forze dell’ordine non avevano ancora  diffuso il nome del terzo terrorista, anche se lo conoscevano: tutti e tre sono stati uccisi al Borough Market dalla polizia, dopo che avevano investito i pedoni sul London Bridge, uccidendo 7 persone e ferendone una cinquantina.

Zaghba manteneva il contatto con la madre in Italia

La famiglia di Youssef  Zaghba – come riportato dal Corriere della Sera – aveva vissuto per un certo periodo in Marocco, la madre era poi tornata in provincia di Bologna in seguito alla separazione dal marito. L’attentatore italo-marocchino aveva lavorato in un ristorante di Londra, prima dell’attacco terroristico, continuando però a mantenere il contatto con sua madre residente in Italia, dove era stato per l’ultima volta l’anno scorso.

Nel marzo 2016 – scrive Repubblica – gli investigatori trovarono dei video di propaganda dell’ISIS sul cellulare di Zaghba, e alcuni sermoni religiosi: quando fu fermato all’aeroporto di Bologna non aveva nè bagagli nè soldi, ma solo un piccolo zaino.

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