sclerosi multipla e microbiota intestinale

Sclerosi multipla: nuovi studi rivelano il legame con il microbiota intestinale

         
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Recenti studi hanno fatto emergere la connessione tra l’insorgenza della sclerosi multipla e la disfunzione del microbiota intestinale.

Che cos’è la sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune fortemente invalidante in cui l’organismo attacca se stesso e distrugge le proprie difese.

In pratica l’organismo danneggia il rivestimento delle cellule. Tale rivestimento è costituito da Mielina, una proteina, ed è per questa ragione che fino ad oggi la ricerca si è concentrata sui componenti proteici della Mielina per trovare una cura alla sclerosi multipla, al fine di ricreare i rivestimenti cellulari distrutti.

Ma recenti studi hanno aperto una nuova strada alla ricerca mettendo in luce il legame tra sclerosi multipla e microbiota intestinale. E’ stato infatti scoperto un batterio presente nell’intestino di quasi tutti i pazienti malati.

I ricercatori pensano che le cellule vengano attivate nell’intestino e poi si spostino al cervello dove generano un’infiammazione che scatena la reazione dell’organismo il quale, per difendersi, attacca se stesso producendo la malattia.

Una nuova terapia contro la sclerosi multipla

Gli scienziati, pertanto, partendo da queste nuove scoperte,  stanno lavorando ad una terapia, per il trattamento della sclerosi multipla, completamente diversa da quelle messe in atto fino ad ora che comportano diversi effetti collaterali spiacevoli.

La nuova terapia, invece, punta ad arrestare la progressione della malattia senza indebolire ulteriormente il sistema immunitario né causare effetti collaterali  ai pazienti.

Consisterebbe nel drenare il sangue dei pazienti affetti dalla patologia autoimmune, raccoglierlo in una provetta e poi introdurre in esso frammenti di proteine sane, immunoattive.

Dopo di ché il sangue verrebbe reintrodotto nel corpo del malato aiutandolo a tollerare meglio le cellule prodotte dal microbiota e inviate al cervello che hanno generato l’infiammazione e, di conseguenza, la malattia. Tollerandole meglio, l’organismo non si scatenerà più per proteggersi e non continuerà ad attaccare le sue stesse cellule.

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24