Quando un social diventa motivo di estorsione.

Da Brescia arriva una notizia insolita ma che ben si incastra in questa nuova “era social”. Un diciannovenne, dopo essersi impossessato della password d’accesso del profilo Instagram di un coetaneo, lo ha minacciato di azzerargli il profilo social qualora non avesse pagato una somma di denaro settimanale. La vittima ha ceduto all’estorsione pur di non scomparire dal cyberworld. Il diciannovenne arrestato per estorsione dal nucleo operativo dei Carabinieri di Chiari è stato condannato dal giudice all’obbligo di dimora.

Quanto conta un profilo social nelle nostre strade reali?

Un episodio che fa riflettere. Una notizia che agli occhi della “vecchia generazione” può sembrare assurda, mentre la sola idea di poter esser cancellati dal mondo social farebbe impallidire la stragrande maggioranza della “generazione online”. Orde di adolescenti e non capaci di farsi condizionare la giornata da un like mancato o un post ignorato.

Ma quanto pesa il profilo social sulle strade reali, quelle che percorriamo ogni giorno, quelle lungo le quali incontriamo volti veri, non immagini profilo, dove interloquiamo dal vivo e non tramite chat o post. Questa è la domanda del nuovo secolo. Un social nato per favorire l’integrazione diventa motivo di isolamento. Un contorno della vita reale, spesso, diventa sostituzione della stessa.  Pagare per non esser cancellato, per non perdere likes o followers, sembra fantascienza, ma, purtroppo, è realtà. Oggi la proiezione che i social fanno della nostra vita è più importante di essa stessa. Una generazione in cui una risposta ad un commento è più attesa di uno sguardo, sembra essere la traduzione di una solitudine affettiva.

La paura di sparire da un social ( solo temporaneamente, potendo creare un nuovo profilo) pare innestata in noi come una sorta di psicosi. Controllare, vedere, contare, apparire felice, spensierato, fotografare, postare, forse, sta diventando una necessità. Un bisogno umano.

Difficile e labile il confine tra realtà e social. Da Brescia è arrivata la conferma che la nostra generazione social sta investendo tutti. Forse dovrebbe ritornare ad esser un bisogno una passeggiata, un attimo di solitudine speso in compagnia di un libro, una chiacchera sotto casa, una “citofonata” a sorpresa. Ciò che viene tradotto sui social è solo una parte della nostra vita, quella superficiale, la proiezione labile e difforme. Ciò che siamo lo vediamo ogni mattina allo specchio, negli occhi dei nostri familiari, nello sguardo dell’amato e nelle parole degli amici. Ciò che si dimostra via like e post è solo una parte, quella “egocentrica” che sfida connessione e spazio pur di arrivare a chiunque, dovunque.

Via