Vitamina D alleata della prevenzione

Vitamina D alleata della prevenzione: lo studio

         
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Vitamina D alleata della prevenzione: lo studio. Dall’università di Torino un’attenta analisi circa la sua importanza anche in termini di limitazioni del rischio di contagio

Ai tempi del Coronavirus è determinante lo stare a casa, mantenere le distanze e l’alimentazione dove possiamo inserire la Vitamina D alleata della prevenzione.

Questo è dunque l’aspetto importante dello studio posto in essere dall’università di Torino condotto dal professor Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e da Enzo Medico, professore ordinario di Istologia.

In merito quindi alla Vitamina D alleata della prevenzione, nella nota dell’ateneo si legge:

Sulla base di numerose evidenze scientifiche e di considerazioni epidemiologiche, sembra che il raggiungimento di adeguati livelli plasmatici di Vitamina D sia necessario per prevenire le numerose patologie croniche.

Ma anche per determinare una maggiore resistenza all’infezione Codiv-19 che, sebbene con minore evidenza scientifica, può essere considerata verosimile.

Tale compenso può essere raggiunto anzitutto con l’adeguata esposizione alla luce solare, poi alimentandosi con cibi ricchi in Vitamina D; altresì con l’assunzione di specifici preparati farmaceutici, sempre sotto controllo medico.

Motivazioni scientifiche tra le quali vengono citate anche le raccomandazioni della British Dietetic Association del 16 marzo scorso.

Come il corpo assimila Vitamina D

Anche se non vi è pieno accordo fra le diverse società scientifiche, possiamo considerare come accettabili nella popolazione generale valori superiori a 20 ng/ml; mentre negli anziani sarebbe opportuno raggiungere almeno i 30 ng/ml.

La Vitamina D può essere sintetizzata dalla cute, per effetto delle radiazioni ultraviolette emesse dalla luce solare.

Una volta prodotto dalla cute inoltre, o assunto con gli alimenti, il Colecalciferolo si accumula nel tessuto adiposo per essere poi gradualmente rilasciato.

Per poi andare incontro a due successive idrossilazioni: la prima nel fegato (25 OHD) e la seconda nel rene; con produzione della sua forma attiva (1-25 OH2 D3 o calcitriolo).

Successivamente, legandosi a specifici recettori, agisce su diversi tessuti con un meccanismo simil-ormonale.

Durante l’inverno inoltre, i livelli di Colecalciferolo si riducono sensibilmente, sia per la minore irradiazione solare e sia per l’esaurimento delle riserve accumulate durante l’estate.

Per questo motivo, nei mesi di febbraio/marzo vi è un maggiore rischio della sua carenza.

Nello studio dei due docenti dell’università di Torino si sottolinea come l’Italia è una dei paesi europei con la maggiore prevalenza di Vitamina D.

E’ stato altresì dimostrato che nel nostro paese il 76% delle donne anziane presentano marcate carenza di vitamina D.

Assumere tale sostanza dunque è utile per la popolazione generale, ma è particolarmente pregnante per:

  • soggetti già contagiati,
  • i loro congiunti,
  • il personale sanitario,
  • gli anziani fragili,
  • gli ospiti delle residenze assistenziali,
  • le donne in gravidanza,
  • persone in regime di clausura,
  • tutti coloro che per vari motivi non si espongono adeguatamente alla luce solare.

 

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Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.