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Brescia calcio femminile, parola al presidente

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Brescia calcio femminile, parola al presidente Giuseppe Cesari: “Dall’oratorio alla Champions League, vi racconto le mie ragazze”

Dopo aver parlato di calcio a 5 femminile, oggi rivolgiamo l’attenzione su calcio a 11 donne intervistando il presidente del Brescia Calcio femminile.

La squadra di Serie A che ha conquistato tutto: 2 scudetti, 3 Coppe Italia e 4 Supercoppe Italiane, riparte dall’Eccellenza.

Una scelta difficile ma, questioni economiche, hanno portato il presidente a cedere (al Milan) il titolo sportivo di Serie A.

Di questo e non solo abbiamo parlato con Giuseppe Cesari.

Presidente, quali i motivi che l’hanno spinta a cedere il titolo sportivo di Serie A?

“Ragioni finanziarie. Fare un altro campionato della massima serie a livelli competitivi, significava investire parecchio e, negli ultimi tempi, mi sono ritrovato solo.

E’ cambiato anche il calcio femminile negli ultimi tempi e, con esso, i costi. Per noi che si siamo sempre comportati da società professionistica (lo staff e le calciatrici hanno fatto del pallone il loro lavoro), non era più possibile proseguire.

Cosa avremmo dovuto fare? Sicuramente guardare all’estero per acquistare giocatrici di un certo spessore per essere sempre più competitivi”.

Con quale spirito il Brescia calcio femminile sta affrontando il Campionato di Eccellenza Lombardia?

“Con impegno e spirito di abnegazione ma non è facile abituarsi a un nuovo ambiente. Non è strafottenza, si tratta solo di doversi adeguare a una nuova realtà calcistica”.

La rivoluzione del calcio femminile è ormai in atto. Secondo lei, cosa manca per avvicinarci alle società europee?

“A mancare è il numero delle calciatrici di un certo livello. Sicuramente sono stati fatti passi avanti importanti anche a livello mediatico.

A tal proposito, sono stato il primo a chiedere e cercare visibilità per il movimento calcio femminile ma forse avrei atteso un paio d’anni prima di trasmettere le partite su Sky e in Rai.

Perché? Non è ‘credibile’ far vedere in televisione gare che terminano 5-0, 7-3 etc. Affinando ancora meglio il livello del gioco, tra qualche anno, sarebbe andata meglio.

Poi, ovviamente, c’è il versante positivo: l’aumento degli sponsor e la conoscenza del mondo femminile nel pallone. Altro problema che ci limita rispetto all’Europa viene dalla poca capacità di coltivare i vivai, le scuole calcio femminile.

In Serie A il livello è cambiato, e vero ma non perché si è partiti da zero bensì i grandi club hanno acquisito titoli sportivi già esistenti con la squadra fatta, non hanno pensato alle giovani calciatrici. Questo perché si pensa solo al far crescere la prima squadra quindi si pensa solo a vincere e, per farlo, si va all’estero a comprare talentuose atlete.

La filosofia del Brescia è stata sempre diversa, basta pensare che abbiamo vinto in ogni categoria e sempre con la squadra più giovane.

Comunque ripeto, l’arrivo delle società professionistiche ha portato tanti benefici a tutte le squadre femminili, alle calciatrici che hanno ritmi di preparazione e allenamento da sportive e alla Nazionale. Finalmente Bertolini ha a disposizione un vero gruppo ben allenato e preparato”.

A proposito di Nazionale. Quest’estate i Mondiali in Francia: che ruolo possono giocare le Azzurre?

“Se partiamo bene possiamo fare una bella figura. Certo, non possiamo paragonarci alle nazioni più blasonate ma se le ragazze saranno brave a mettere da parte l’emotività e cacciare grinta e orgoglio, potremmo dire la nostra”.

Qual è il trofeo o la vittoria che ricorda con più emozione in questi anni al Brescia calcio femminile?

“Il Brescia calcio femminile l’ho fondato io 34 anni fa, l’ho preso nell’oratorio e l’ho portato in Champions League. Ne ho viste di tutti e colori ma se devo dire l’emozione più grande sicuramente il primo scudetto.

Vincere in casa, all’ultima giornata è indimenticabile. Però partecipare alla Champions League fa accapponare la pelle per tutto ciò che vedi e che, da italiano, sembrano irreali.

Ti confronti con squadre, strutture sportive, presidente, atleti che sembrano alieni per la mentalità così aperta e innovativa. E’ un’esperienza che auguro a tutti”.

 
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Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.