Cresce il reddito delle partite iva

 

Cresce il reddito dei professionisti italiani. Gli ultimi dati, relativi ai redditi 2016, fanno registrare un segnale positivo, con un incremento dell’8 per cento sui dodici mesi precedenti.

Nel 2016 le partite iva hanno guadagnato di più

Sembra che il vento sia finalmente cambiato anche per le partite iva. E’ quanto emerge da una prima analisi dei dati provenienti dalle dichiarazioni dei redditi di professionisti e autonomi. Sono soprattutto i professionisti a registrare un incremento sensibile nei loro redditi, saliti, in media, a quota 47.780 euro l’anno. In percentuale, anno su anno, l’incremento è pari all’8 per cento.

Chi guadagna di più

I redditi complessivi sono ancora lontani dai livelli pre-crisi ma il peggio sembra essere passato e le cifre superano i livelli del 2011. Le cose vanno particolarmente bene per i commercialisti (51.300 euro), gli avvocati (44.200 euro) e i notai (253.800 euro). Le percentuali di crescita sono comprese tra il 5 per cento e il 15 per cento. I numeri sono quelli diffusi dal Dipartimento delle finanze: statistiche relative a studi di settore, dichiarazioni delle persone fisiche e dichiarazioni Iva trasmesse dai contribuenti nel 2017. Da queste analisi emergono anche altre informazioni interessanti. Positivo l’andamento per le attività manifatturiere, che con 40.460 fanno segnare un +8,1 per cento rispetto alle rilevazioni precedenti. Notizie positive anche per il comparto dei servizi (con un +4 per cento, a quota 28.620 euro). In aumento, ma con il reddito più basso tra quelli rilevati, anche il commercio (23.680 euro, +5,2 per cento). Con i redditi in aumento, però, è bene studiare e prepararsi per utilizzare al meglio strumenti capaci di semplificare la vita del professionista, come quelli offerti da Fatture in Cloud, un tra tutti: il software fatturazione elettronica tra privati e PA.

L’analisi

Tre gli elementi presi in considerazione per la diffusione dei dati: redditi prevalentistudi di settore, dichiarazioni iva. Ecco cosa emerge, caso per caso.

Redditi prevalenti

L’analisi è stata condotta su 40,9 milioni di dichiaranti. Di questi, più dell’83 per cento ottiene la maggior parte delle proprie entrate da stipendio o pensione. E’ molto bassa la quota di soggetti con reddito prevalente derivante da attività d’impresa o di lavoro autonomo: si attesta al 4,9 per cento, come accadeva già nel 2015. E’ pari al 4,3 per cento, invece, il dato relativo a coloro che detengono in prevalenza redditi immobiliari. Uno sguardo ai dipendenti. Il reddito medio si attesta sui 21.690 euro, ma qui si registrano importanti differenze a seconda della natura del datore di lavoro. In caso di persona fisica, il valore medio scende a 10.040 euro. Va meglio per i dipendenti di società di persone, a 14.180 euro, gli impiegati della Pubblica Amministrazione, a 21.050 euro, i dipendenti delle società di capitali, a 23.720 euro.

Studi di settore

Nel 2016 sono quasi 3,2 milioni le partite iva che hanno fatto ricorso al meccanismo degli studi di settore. Si tratta, nel 62 per cento dei casi, di persone fisiche. Il dato è in flessione del 5 per cento rispetto all’anno prima. A spiegare questa flessione è l’aumento dei professionisti che hanno optato per il regime forfettario. In ogni caso, il fatturato totale per 2016 supera i 723 miliardi di euro (con un lieve incremento dello 0,7 per cento) e il reddito si attesta a 107 miliardi.

Dichiarazioni Iva

Diminuisce anche il numero di contribuenti che ha presentato dichiarazione Iva. La flessione è del 4,5 per cento e la ragione del calo è la stessa degli studi di settore: l’aumento delle adesioni al regime forfettario. I 4,9 milioni di contribuenti hanno registrato un volume d’affari complessivo di 3.276 miliardi di euro e operazioni imponibili per 2.086 miliardi (+1,09 per cento sull’anno precedente). L’Iva di competenza è superiore ai 93 miliardi di euro, i rimborsi Iva annuali richiesti sono a quota 6,8 miliardi, quelli infra-annuali utilizzati a quota 3,8 miliardi.

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24