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Energia in una bandiera: la scoperta a Manchester

         
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Energia in una bandiera: la scoperta a Manchester. Dall’università della cittadina inglese arriva una scoperta sensazionale

I ricercatori infatti hanno notato che si può ricavare energia in una bandiera, energia pulita come quella eolica e solare.

Dagli studi compiuti all’ateneo di Manchester si è capito che le bandiere usano “strisce piezoelettriche flessibili e celle fotovoltaiche flessibili”.

Il fotovoltaico in particolare, si riferisce a un modo di trasformare direttamente la luce dal sole in elettricità.

Dal canto loro le strisce piezoelettriche consentono alla bandiera di generare energia attraverso il movimento.

Energia in una bandiera, una svolta nel mondo della produzione di fonti energetiche rinnovabili

La scoperta dei ricercatori universitari, ha messo in evidenza che le bandiere sono in grado di alimentare sensori remoti e dispositivi elettronici portatili su piccola scala utilizzabili per attività quli il monitoraggio dell’inquinamento, del suono e del calore.

Andrea Cioncolini, coautrice dello studio e docente senior in Idraulica termica, spiega meglio il proceso:

Il vento e le energie solari hanno tipicamente intermittenze che tendono a compensarsi.

Solitamente il sole non splende durante le condizioni di tempesta, mentre i giorni calmi con poco vento sono solitamente associati al sole splendente.

Questo ha reso il vento e l’energia solare particolarmente adatti per la raccolta simultanea.

La ricerca relativa alla scoperta di energia in una bandiera, pubblicata sulla rivista Applied Energy, non è la prima sulle modalità di produrre fonti pulite di energia

Nel 2014, ad esempio, in Canada i ricercatori hanno progettato un auricolare con un sottogola.

Fabbricata con materiali compositi di fibre piezoelettriche, è in grado di raccogliere energia man mano che la mascella si muoveva.

Non solo: nel 2015, i ricercatori dell’UK, hanno annunciato lo sviluppo di un generatore di energia indossabile alimentato con urina.

La scoperta fatta all’interno dell’Università dell’ovest dell’Inghilterra (Uwe) a Bristol,  è consistita nell’incorporare celle a combustibile microbiche miniaturizzate (MFC)  in un paio di calze.

Attraverso questo esperimento, i ricercatori si erano accorti che, quando si cammina, l’urina viene pompata.

Così facendo si alimentano le celle a combustibile e un trasmettitore wireless che invia un segnale a un PC.

L’Uwe scoprì in questo modo che gli MFC contenevano batteri che “generano elettricità dai liquidi di scarico”.

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Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

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Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.