Germogli di broccoli

Germogli di broccoli: possibile cura per la schizofrenia

Germogli di broccoli: ripristinare gli squilibri

Germogli di broccoli: ultima novità. Non è strano chiedersi cosa c’entrino i germogli di broccoli con la schizofrenia perchè, a quanto pare, è stata fatta una scoperta (ancora in fase di sperimentazione), non poco sorprendente.

Da uno studio dei ricercatori della Johns Hopkins Medicine è venuto fuori infatti che tra i due c’è una correlazione molto importante.

Il composto derivato dai germogli di broccoli a quanto pare riuscirebbe a migliorare gli squilibri del cervello legati appunti alla schizofrenia.

Questa scoperta dunque aprirebbe porte nuove alla ricerca e non è da sottovalutare il fatto che possa diventare fondamentale per le cure future legate al problema.

Il paziente affetto da schizofrenia ha allucinazioni, alterazioni delle emozioni, disturbi del pensiero e del comportamento.

germogli-300x178 Germogli di broccoli: possibile cura per la schizofrenia
Germogli di broccoli: possibile cura per la schizofrenia

Nuove possibili cure per il futuro

Purtroppo non sempre le medicine atte a dare sollievo alla persona che ne soffre risultano efficaci. Addirittura gli effetti collaterali possono essere gravi e deleteri per il paziente.

A quanto pare c’è una correlazione tra il glutammato e la schizofrenia.

Infatti dopo una ricerca è stato scoperto come i broccoli contengono un elemento in grado di riequilibrare il glutammato presente nel cervello; in questo modo esso non ne sarà mai troppo né troppo poco.

Il composto è chiamato sulforafame  ed è fondamentale, al punto che un professore di psichiatria a tal proposito ha detto:

“È possibile che studi futuri possano mostrare che il sulforafano è un integratore sicuro per dare alle persone a rischio di sviluppare la schizofrenia come un modo per prevenire, ritardare o arrestare l’insorgenza dei sintomi”.

Sembra tutto surreale e invece questa potrebbe essere una svolta importante nelle cure dei pazienti che soffrono di schizofrenia. Tutto ciò potrebbe dunque diventare un modo diverso e meno invasivo per curare una condizione che purtroppo colpisce non poche persone.

Ovviamente la fase è ancora sperimentale e bisogna comprendere come poter integrare il tutto con le cure già esistenti.

Non resta che sperare per il meglio, in modo tale da rendere meno difficili e più efficaci le cure farmacologiche sul mercato.

Immagine articolo: foto 1

Copertina: foto 2.

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