Il mondo dei rider

Il mondo dei rider, lavoro in ascesa da tutelare

         
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Il mondo dei rider, lavoro in ascesa da tutelare. Un settore che, complice anche l’emergenza sanitaria, è in costante crescita

Una preziosa risorsa lavorativa che merita più diritti e tutele, il mondo dei rider dunque vive un momento (forse) di trasformazione specie sotto il profilo lavorativo.

E’ di ieri infatti la notizia che la Procura di Milano ha aperto un’indagine “fiscale” su Uber Eats, filiale italiana del colosso americano già finita in amministrazione giudiziaria per caporalato sui rider.

Il procuratore di Milano Francesco Greco ha dunque parlato di un accertamento “per verificare se sia configurabile una stabile organizzazione occulta”.

Lo stesso procuratore ha altresì aggiunto: “Non è più il tempo di dire sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini”; precisandone inoltre la “funzione fondamentale” perchè consegnano a casa dei cittadini il cibo e hanno permesso a “molte imprese di non chiudere”.

Nel dettaglio, la Procura milanese ha indagato 6 persone, tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza, delle società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo.

Un dato impressionante è stato poi comunicato da Antonino Bolognani, comandante del Nucleo tutela del lavoro dei Carabinieri:

Sono contestate ammende sui profili di sicurezza dei fattorini per oltre 733 milioni di euro.

Una funzione anche sociale e preziosa in tempi di lockdown e limitazioni costanti che vive il nostro paese

La consegna di pasti a domicilio da parte dei rider interessa infatti quasi quattro italiani su dieci (37%). E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Censis sul food delivery.

Indagine a sua volta in riferimento all’obbligo di assunzione come “lavoratori coordinati e continuativi” per gli addetti alle consegne di Uber Eats; Glovo-Foodinho; JustEat e Deliveroo.

In cima alla lista delle motivazioni di ricorso al cibo a domicilio c’è il fatto di essere stanchi e non avere voglia di cucinare (57,3%); ma c’è anche un 34,1% che indica di farvi ricorso in caso di cene con amici e parenti per stupire i commensali con piatti di qualità.

Da aggiungere inoltre che, con l’esplosione della pandemia Covid, si è aggiunta anche la ricerca di maggiore sicurezza rimanendo tra le mura domestiche.

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Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

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Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.