Marco Gesualdi

Marco Gesualdi, il nuovo disco è “Now (Naples Open World)”

         
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Marco Gesualdi, il nuovo disco è “Now (Naples Open World)”. Lo abbiamo intervistato in esclusiva pert voi

Marco Gesualdi, con lui parleremo del suo rapporto con Napoli, di Pino Daniele, di “Now (Naples Open World)”, infine dei suoi progetti per il futuro e di tanto altro…

Il nuovo disco di Marco Gesualdi si intitola Now (Naples Open World). Che legame hai con Napoli?

Amo questa città, sono pienamente consapevole delle sue potenzialità, energia, e della sua bellezza,tant’è vero è il titolo dell’ album: NOW Napoli Centro del Mondo, luogo dove da sempre tutto arriva, e in qualche modo riparte…

Questo continuo passaggio, si intravede e “metabolizza” i volti che incontri per strada… Nonostante ciò, Napoli non è un luogo semplice, le contraddizioni che viviamo e il caos che trasversalmente l’attraversa, la rende una realtà complessa , ma pur sempre… Affascinante.

In “Cit Cit” unisce parlata pugliese e lingua napoletana. Come nasce questo esperimento?

Cit Cit” è un po la storia della mia famiglia, mio padre pugliese, ha sposato mia madre napoletana verace, da qui, la sovrapposizione dei dialetti. Spesso ritorno nella terra di origine e vivo questa cosa con emozione, e un curioso senso di appartenenza… Quando eseguo questa canzone ai concerti spesso dico: “questo brano l’ho scritto sulla Napoli – Bari...”.

In “Violao” viene utilizzato anche il portoghese e si passa al genere Fado che in Italia non è molto conosciuto… A cosa si deve questa decisione?

L’ambientazione di “Violao” nasce dal titolo… Violao in Portoghese vuol dire “chitarra”, un oggetto che è entrato molto presto nella mia vita e a cui devo molto. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di dedicare una canzone allo strumento che quotidianamente mi accompagna, mi aiuta a venir fuori e mi nutre. La lingua l’ho scelta insieme a Rossella Rizzaro, coautrice del testo, assaporando le sensazioni che ci dava la musica.

Nel disco non poteva mancare l’omaggio a Pino Daniele… Come fu lavorare con lui? Ci puoi raccontare qualche aneddoto?

Ho frequentato Pino Daniele per quasi tre anni, verso la fine degli anni ottanta, con la band, facevamo delle sessions di registrazione anche di 15 giorni, alloggiando nell’appartamento riservato ai musicisti al piano di sopra dei Bagaria Studios a Formia.

Ho avuto l’opportunità di conoscere e vedere all’opera da vicino grandi musicisti: Tullio, Tony, Rino, Steve Gadd, Mino Cinelu, Larry Nocella…

Pino in studio era paziente e schietto, divertente e spietato, lì, a vent’anni ho cominciato a capire che la musica è una cosa molto seria e sopratutto vera!

C’erano ogni tanto dei momenti di relax per “far riposare le orecchie”.

Al piano di sopra in una stanza c’era un biliardino, una volta facemmo una partita : Io e Alex (suo figlio) contro Pino e Gennaro, il nostro batterista, vincemmo noi…

Abbiamo riso, e promesso rivincite per molto tempo…

Ci sono anche collaborazioni prestigiose (es. Daniele Sepe)… Con chi vorresti unire le forze in futuro per un brano o per un album intero?

Amo suonare con i musicisti, incontrare altre personalità musicali, condividere momenti creativi e umani. Hai citato  Daniele Sepe, che insieme a Ciccio Merolla, Rossella Rizzaro e Sungalo (percussionista africano), ha suonato in una brano in cui l’Africa  incontra l’Oriente.

Questo  intreccio di culture lontane, ha creato un atmosfera stimolante e suggestiva… Nel disco ci sono tante collaborazioni circa 40 e ognuna ha il suo colore.

Sono tanti i musicisti con i quali  mi piacerebbe collaborare… Della nuova generazione sicuramente “Flo”.

Quest’inverno ho suonato il sitar in un brano del suo cd, mi piacerebbei scrivere con lei…

Un altro desiderio che mi porto dietro  è realizzare un brano con Maria Pia De Vito, un’artista che merita tutta la sua internazionalità…

Ci conosciamo da tanto, e abbiamo fatto delle cose insieme…

Raccontaci in breve il videoclip di “Je Suis La Mer” e la sua genesi…

“Je Suis la mer” racconta la storia millenaria dell’immigrazione, vista attraverso gli occhi dolci e disillusi di una bambina.

Io e il mio produttore, Claudio Poggi, ci siamo trovati d’accordo sul non voler essere assolutamente retorici agganciandoci a scene drammatiche di sbarchi, appartenenti a urgenze mass-mediologiche che non ci appartengono, ma nel raccontare attraverso il lavoro del fotoreporter Andrea Ranalli.

Il Senegal, la vita e l’habitat di uno dei luoghi da dove parte il flusso.

Il testo, la musica e Simona Boo hanno fatto il resto.

Cosa ricordi della scena anni 80?

Gli anni ottanta sono stati veloci, vivaci e stimolanti, li ho vissuti in una band i 666 che ha girato molto, abbiamo suonato in tutta Italia, e conosciuto tanti musicisti e operatori, spesso abbiamo diviso il palco con gli Avion Travel, e i Denovo, in Sardegna abbiamo incrociato i Tazenda

Tante storie da raccontare, ci siamo divertiti…

Progetti futuri per Marco Gesualdi?

I miei progetti per il futuro sono concentrati sull’attività live.

La mia intenzione è di promuovere e suonare NOW ovunque sia possibile.

Ho una band affiatata e modulare, una piccola comunity…

Chiamateci, siamo qua!

Marco Gesualdi: Sito ufficiale dell’artista

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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