Microplastiche contaminano le piante commestibili

Microplastiche contaminano le piante commestibili

         
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Le piante che raccolgono microplastiche: una nuova ricerca mostra come funziona. Le microplastiche (MP), cioè minuscole particelle di plastica lunghe meno di 5 millimetri, possono ora essere trovate in tutto l’oceano e in altri ecosistemi acquatici. Nei casi peggiori, possono essere trovati anche nei frutti di mare. Alcuni scienziati dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) hanno recentemente scoperto che le microplastiche contaminano le piante commestibili, comprese le verdure che mangiamo. Lo studio è stato pubblicato su Nature Sustainability il 13 luglio. Luo Yongming, professore sia all’Istituto Yantai di ricerca sulla zona costiera (YIC) sia all’Istituto di scienze del suolo di Nanjing di CAS, ha condotto lo studio. La maggior parte delle microplastiche viene emessa nell’ambiente terrestre e si accumula in grandi quantità nel suolo. Inoltre, le particelle secondarie si formano dalla degradazione della plastica. Le acque reflue, un’importante fonte di acqua per l’irrigazione agricola, contengono anche microplastiche di piccole dimensioni.

Nonostante la prevalenza di microplastiche in tutto l’ambiente, la questione dell’assorbimento di MP da parte delle piante coltivate non ha ricevuto molta attenzione. Per decenni, gli scienziati hanno creduto che le particelle di plastica fossero semplicemente troppo grandi per passare attraverso le barriere fisiche del tessuto vegetale intatto. Ma questo nuovo studio smentisce quanto appena detto.

Microplastiche contaminano le piante commestibili: lo studio

Le crepe nei siti emergenti di nuove radici laterali di lattuga e colture di grano possono assorbire microplastiche dal suolo e dall’acqua circostanti. Esse possono essere trasferite dalle radici alle parti commestibili del raccolto“, ha affermato il prof. Luo. Gli scienziati sapevano già che particelle piccole 50 nanometri potevano penetrare nelle radici delle piante. Ma il gruppo del Prof. Luo ha rivelato che anche le particelle circa 40 volte più grandi possono fare la stessa cosa, cioè entrare nelle radici delle piante.

Le microplastiche identificate in questo studio erano particelle di plastica sferiche di dimensioni fino a 2 micrometri con un piccolo grado di flessibilità meccanica. “Un altro meccanismo è che nei siti di emergenza della radice laterale ci sono piccole fessure, e quindi le particelle attraversano quelle fessure ed entrano nei vasi dello xilema. Quindi è anche possibile che particelle più grandi di quelle che abbiamo studiato possano essere assorbite anche dalle piante“, ha dichiarato il dott. Li Lianzhen, primo autore dello studio. Lo xilema è la parte legnosa del fascio conduttore delle piante vascolari attraverso la quale si effettua il trasporto dell’acqua e delle sostanze minerali che in essa sono contenute.

Questi risultati hanno gettato nuova luce sulla possibilità di trasferimento della catena alimentare di microplastiche. Se esse raggiungono le piante coltivate, possono effettivamente essere ingerite anche da noi.  Ciò solleva evidenti preoccupazioni sulla crescita delle colture in campi contaminati dallo scarico del trattamento delle acque reflue o dai fanghi di depurazione. Si tratta di un processo che potrebbe introdurre microplastiche nella catena alimentare.

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Fonte immagine copertina: Pixabay

Autore dell'articolo: Francesco Menna

Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com