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Obesità e classe sociale sono strettamente correlate

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Obesità e obesità infantile sono strettamente correlate alla classe sociale. I poveri mangiano peggio e tendono ad ingrassare di più.

Obesità e classe sociale

Sembra un paradosso eppure è così: chi è povero tende ad ingrassare e ha più probabilità di incorre nel rischio di ammalarsi di obesità al contrario di chi è benestante.

Può apparire un controsenso quindi: se si hanno meno possibilità economiche, a logica, si dovrebbe mangiare meno.

Ma la realtà è così spiegata: mentre chi appartiene alla classi medio alte, può permettersi di acquistare prodotti biologici e sani presso fruttivendoli e negozi specializzati, chi appartiene alle classi sociali più povere, deve ripiegare su cibi che costano poco solitamente ipercalorici, ricchi di zuccheri e grassi.

In poche parole: un ricco può acquistare il cibo dal mercato contadino o nel negozio bio e andare al ristorante macrobiotico, il povero deve accontentarsi del discount e del fast food.

Ecco spiegata la maggiore insorgenza della patologia nelle classi più svantaggiate.

Obesità e livello d’istruzione: che legame c’è?

La condizione patologica legata all’obesità, purtroppo, tende a trasmettersi da genitore a figlio.

I figli di genitori obesi quindi avrebbero molte più probabilità di sviluppare, a loro volta, obesità infantile.

Questo accade perché, se i genitori non possono permettersi di portare in tavola cibi sani, i figli mangeranno male fin da piccoli.

Ma il problema dell’obesità non è solo una questione economica, è anche strettamente correlato al livello d’istruzione.

Gli individui che appartengono alle classi economiche più povere sono spesso anche meno istruiti e dunque, hanno minori possibilità di conoscere i benefici di  un’alimentazione sana e  di una dieta equilibrata.

Tendono cioè a mangiare solo per sfamarsi e non per nutrire l’organismo in modo corretto.

Di conseguenza prestano meno attenzione al valore nutritivo e alla composizione degli alimenti che acquistano e mangiano.

Per ridurre questo divario tra classi sociali sarebbe importante diffondere maggiori informazioni sull’importanza di nutrirsi bene e in modo sano.

Sarebbe altrettanto opportuno, inoltre, attuare politiche sociali mirate a consentire a tutti di poter mangiare cibo sano e genuino.

 
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Autore dell'articolo: Samanta Airoldi

Samanta Airoldi
Nasco in quello scrigno fatto di mare e pesto chiamato Genova. Dopo aver conseguito Laurea e Dottorato in Filosofia sono andata a vivere per un periodo a Dublino e poi a Milano, dove tutt'ora mi trovo. Scrivo libri di Filosofia Politica e Sociale, collaboro con blog e web magazine e vivo una tranquilla e folle vita da Vegana/Animalista/Ambientalista seguace della Decrescita Felice.