Prevenire l’Alzheimer: un farmaco “potente” potrebbe prevenirne la comparsa

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Recenti ricerche scientifiche hanno validato la tesi che un “potente” farmaco (memantina) potrebbe prevenire lo sviluppo della malattia di Alzheimer – ma solo se un paziente lo assume molto tempo prima che i sintomi della patologia si manifestino. “Un noto farmaco già in commercio potrebbe essere in grado di inibire lo sviluppo del morbo di Alzheimer”, affermano i ricercatori. L’Alzheimer è la forma più comune di demenza: secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) sono circa 5,7 milioni i pazienti che negli Stati Uniti vivono in questa condizione patologica. Sfortunatamente, non esiste ancora una cura per l’Alzheimer e, a seguito dell’insorgenza della malattia, i sintomi tendono a peggiorare progressivamente. Quindi, la domanda che tutta la comunità scientifica si pone è la seguente: “Gli specialisti possono davvero prevenire i sintomi del morbo nei soggetti ritenuti ad alto rischio?” Scopriamolo in questa guida scientifica alla luce dei risultati pubblicati da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della Virginia a Charlottesville.

Come prevenire il morbo di Alzheimer: i risultati dello studio dell’Università della Virginia

I pazienti che mostrano i fattori di rischio, associati alla comparsa del morbo di Alzheimer, possono prevenirne l’insorgenza grazie ad un farmaco chiamato memantina: a rivelarlo sarebbero i ricercatori dell’Università della Virginia a Charlottesville. La memantina è un farmaco in commercio attualmente utilizzato per trattare i sintomi dell’Alzheimer; se somministrato a scopo preventivo, prima che la patologia si manifesti, può aiutare a prevenirne l’insorgenza. “Sulla base di ciò che abbiamo scoperto finora, non saremo mai in grado di curare il morbo di Alzheimer trattando i pazienti una volta diventati sintomatici“, afferma il Professor George Bloom, dell’Università della Virginia, il quale ha supervisionato il team di ricerca. “La migliore speranza per sconfiggere questa malattia è riconoscere prima i pazienti a elevato rischio e iniziare a trattarli profilatticamente con nuovi farmaci e con un cambiamento dello stile di vita, che riducono il tasso di progressione della fase silenziosa della malattia”, afferma il Professor Bloom, “l’obiettivo è inibirne la comparsa dei primi sintomi“.

Processo di rientro del ciclo cellulare: che cos’è?

Il pool di ricercatori ritiene che la malattia di Alzheimer inizi in realtà molto tempo prima che i sintomi si manifestano effettivamente, forse anche un decennio o più in anticipo. Una volta colpite dalla malattia, le cellule cerebrali tentano di dividersi – forse per bilanciare la morte di altri neuroni. La divisione delle cellule cerebrali è insolita e, di solito, non accade in un cervello sano. Il tentativo di divisione dei neuroni colpiti è chiamato “processo di rientro del ciclo cellulare”. È stato stimato che fino al 90% della morte dei neuroni che si verifica nel cervello di Alzheimer segue questo processo di rientro del ciclo cellulare“, spiega il Prof. Bloom. “Con il decorso della malattia, il paziente perde circa il 30% dei neuroni nei lobi frontali del cervello,” sottolinea il Professore. La coautrice dello studio Erin Kodis ha formulato la sua ipotesi su ciò che “scatena” questo meccanismo. L’eccesso di calcio entra nei neuroni attraverso speciali recettori chiamati recettori NMDA. Le cellule cerebrali iniziano a dividersi. Dopo una serie di esperimenti condotti in laboratorio, Kodis ha confermato che la sua ipotesi è corretta. Questo meccanismo avviene prima della formazione delle placche amiloidi, caratteristiche del morbo di Alzheimer. Le molecole di un aminoacido – beta amiloide – si uniscono per formare placche di amiloide tossiche.

Prevenire il Morbo di Alzheimer: la Memantina potrebbe avere “proprietà potenti”

La Dr.ssa Kodis ha scoperto che quando i neuroni incontrano le molecole di beta-amiloide nelle fasi iniziali che precedono l’accumulo di placca, i recettori NMDA si “aprono” per ricevere l’eccesso di calcio che porta alla loro distruzione. La memantina inibisce il rientro del ciclo cellulare chiudendo i recettori NMDA sulla superficie dei neuroni. “Ciò potrebbe prevenire il rischio di comparsa della malattia o rallentare la sua progressione“, aggiunge il professor Bloom. Si tratta di risultati particolarmente promettenti: la memantina ha pochi effetti collaterali noti e quelli che sono stati segnalati sono rari e non hanno un impatto significativo sul benessere di una persona. Il Professor Bloom ritiene che, in un recente futuro, un utile approccio preventivo potrebbe essere quello di sottoporre a screening i giovani per indagare il grado di rischio associato alla comparsa del morbo di Alzheimer.

 
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Autore dell'articolo: Jacqueline Facconti

Redattore, Web Editor e Web Content Manager, collabora con varie testate e magazine professionali, cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione, tecnologia e merceologia. Laurea magistrale in Strategia, Management & Controllo conseguita con votazione 110 e lode, Laurea in Economia Aziendale conseguita con 110 e Lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista. Ha svolto la professione di Ricercatore e di Consulente assicurativo e finanziario.