Regione Marche modifica norme in materia di caccia
La Regione Marche modifica alcune norme in materia di caccia e consente ai cacciatori di sparare a storni, piccioni e tortore dal collare.
A stabilirlo è la Regione che ha deliberato nuove norme che autorizzano a sparare in deroga alle tre specie in questione. La motivazione? ‘Mitigare i danni di queste specie all’agricoltura’.
La Regione Marche modifica alcune norme in materia di caccia
Infatti sono state emanate tutta una serie di nuove norme tecniche, di distanze, metodi ecc. con cui è possibile praticare la caccia agli stormi, piccioni e tortore dal collare.
Certamente l’ecosistema vede queste tre specie molto numerose e prevalenti su altre volatili.
Sempre più assistiamo ai numerosi voli di stormi che al tramonto disegnano nel cielo figure geometriche fantasiose. Gli uliveti sono però la loro meta preferita ed i danni causati anche alle vigne da questa specie sono enormi.
Si tratta di trovare un difficile equilibrio fra natura e mondo agricolo, che sicuramente, nessuna norma riuscirà mai a stabilire esattamente.
La caccia negli ultimi anni
La caccia negli ultimi anni è stato sempre un problema oggetto di mille discussioni, tanto da promuovere anche un referendum popolare abrogativo nell’anno 1990.
Ogni anno, all’apertura della caccia assistiamo anche alla lotta fra ambientalisti che proteggono l’ambiente e la fauna in esso esistente con ogni mezzo possibile ed immaginabile.
Le Regioni sono deputate alla sua regolamentazione ed ognuna in Italia ha varato una propria legge adattandola alle peculiarità del territorio, alle specie animali esistenti con tanti tentativi di mediazioni, spesso impossibili, fra associazioni ambientaliste e quelle dei cacciatori.
Dalla caccia praticata dall’uomo per la propria sussistenza e per soddisfare i bisogni alimentari, si è passati, nel corso dei secoli, a quella praticata da poche persone e considerata anche come sport.
L’attività venatoria-faunistica prima dell’anno 1992
L’attività venatoria-faunistica, prima dell’anno 1992 era consentita in piena libertà su tutto il territorio nazionale, senza alcuna limitazione territoriale.
Nei diversi studi condotti sulla caccia si sono integrati e incrociati i diversi aspetti ambientali, la conservazione dell’ecosistema, la zoologia, la sociologia fino ad arrivare anche agli aspetti e ricadute psicologiche sull’uomo cacciatore.
Una pratica che si perde nella notte dei tempi, ma che oggi è soggetta a norme e disposizioni sempre più precise e sempre più restrittive.
Il principio della “libera caccia” è stato sostituito da quello della “caccia programmata, normalizzata e controllata” che guida oggi ogni legislatore.
La contrapposizione fra Associazioni che proteggono l’ecosistema esistente e quelle dei cacciatori
La contrapposizione fra Associazioni che proteggono l’ecosistema esistente e quelle dei cacciatori è ancora viva e presente in tutto il territorio nazionale.
Tutte le leggi regionali in materia di caccia e pesca hanno subito, nel corso degli anni adeguamenti, modifichi e rettifiche anche sostanziali che si contrapponevano a quelle precedenti.
Certo è che la conservazione dell’ecosistema oggi è diventata molto difficile poiché sono cambiate le condizioni del territorio sia sotto il profilo della fauna che della flora.
Ampie zone dei Comuni montani, un tempo coltivate, oggi sono territori sterili ed abbandonati anche per la grande emigrazione che c’è stata.
Un fenomeno che ha determinato l’accrescimento in numero di tante specie selvatiche e la diminuzione di tante altre.
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