Slobodan Praljak veleno (Fonte: ulusal.com.tr)

Slobodan Praljak beve del veleno dopo il verdetto e si suicida

Slobodan Praljak ha ascoltato la sentenza emessa dei giudici del tribunale dell’Aja. Poi non si è seduto, ma ha estratto una boccetta contente un liquido trasparente. Lo ha bevuto davanti la corte e poco dopo è svenuto. Solo dopo si è scoperto che quel liquido era un veleno, che ha ucciso uno degli sei leader politici e militari responsabili di crimini di guerra nell’ex Jugoslavia.

La seduta di oggi all’Aja doveva confermare la sentenza del 2013 che condannava l’uomo a 20 anni di cercare per i crimini commessi a Mostar. Assieme a lui, il Tpi (Tribunale Penale Internazionale) confermava le pene per altri cinque imputati, Jadranko Prlic, Bruno Stojic, Slobodan Praljak, Milivoj Petkovic, Valentin Coric e Berislav Pušic. Tutti hanno ottenuto pene dai 10 ai 25 anni di carcere.

Slobodan Praljak: “Non sono un criminale”

Era in diretta televisiva, Praljak, quando si è alzato in piedi, ha affermato «Non sono un criminale» e ha ingerito un liquido da una boccetta che aveva in tasca. Il suo avvocato ha subito dato l’allarme, avvertendo le guardie di sicurezza, ma l’uomo è svenuto, morendo poco dopo. I giudici hanno interrotto la seduta.

La settimana scorsa era stato condannato un altro criminale dal Tpi all’Aja, Ratko Mladic. Era denominato il macellaio di Srebrenica, per il genocidio dei mussulmani durante la guerra dei Blacani.

I crimini di Praljak negli anni ’90

Nel 2013, Praljak era stato condannato a 20 anni per i crimini commessi per il suo ruolo di ufficiale nel governo della Croazia e comandante dell’esercito dell’Herzeg-Bosnia. Difatti, l’uomo aveva il compito di mantenere i rapporti tra lo Stato della Herzeg-Bosnia e il Governo di Zagabria. In più, era comandante dell’esercito e ufficiale del ministero della Difesa croato.

I giudici lo hanno inoltre riconosciuto responsabile della distruzione del ponte Stari Most di Mostar, un collegamento non solo fisico ma anche tra le diverse culture. Il ponte venne abbattuto tra l’8 e il 9 novembre 1993, bloccando la popolazione mussulmana che venne trucidata in quegli stessi anni.

Fonte: repubblica.it

Autore dell'articolo: Alessandro Bovo