Alzheimer e disturbi psichiatrici: sono davvero un segnale d’allarme?

 

Specifici sintomi psichiatrici – come la depressione, l’ansia, l’insonnia e la perdita di appetito – sono davvero utili indicatori premonitori della comparsa del morbo d’Alzheimer? Depressione e ansia possono essere utili segnali e campanelli d’allarme della comparsa della malattia neurodegenerativa? Scopriamolo in questa guida.

Disturbi psichiatrici e Morbo di Alzheimer: la ricerca scientifica

In collaborazione con la Biobanca brasiliana per gli studi sull’invecchiamento (BBAS) presso l’Università di San Paolo, i ricercatori dell’Università della California a San Francisco (UCSF) hanno studiato i risultati dei test del tessuto cerebrale post mortem e li hanno confrontati con i disturbi psichiatrici sofferti dai pazienti deceduti, affetti dal morbo di Alzheimer.

Lo studio e i risultati della ricerca scientifica sono stati pubblicati nel Journal of Alzheimer’s Disease, il quale rivela che i sintomi psichiatrici non sarebbero la causa dell’Alzheimer, ma più probabilmente i primi indicatori della malattia.

Tali campanelli d’allarme potrebbero aiutare i medici a diagnosticare il morbo di Alzheimer molto prima della sua comparsa, e aumentare le opportunità di rallentare il suo decorso nel tempo.

Morbo di Alzheimer: come riconoscerlo?

I risultati della ricerca aiutano a capire come il morbo di Alzheimer si sviluppi nel tempo. “La scoperta“, sottolinea la Dott.ssa Lea T. Grinberg, Professore associato di neurologia presso la UCSF, “di questi sintomi premonitori associati alla comparsa della patologia dell’Alzheimer è stata abbastanza sorprendente.

l pazienti affetti da sintomi neuropsichiatrici non sarebbero più a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, […] il morbo comporterebbe profondi cambiamenti di personalità: confusione, apatia, diffidenza, etc.”

Ci sono circa 5,7 milioni di persone affette dal morbo di Alzheimer che vivono negli Stati Uniti. Si stima che questa cifra possa raggiungere i 14 milioni entro il 2050.

Se i medici fossero in grado di diagnosticare la malattia in modo più preciso e precoce, si potrebbero risparmiare trilioni di dollari in spese mediche.

L’Alzheimer è la principale causa di demenza: l’accumulo di proteine anomale (causa o concausa della malattia) inizia molti anni che si manifestino i sintomi.

Le proteine ​​anomale trovate all’interno delle cellule cerebrali sono conosciute come tau e quelle trovate tra le cellule sono chiamate placche beta-amiloide.

Campioni di cervello da una grande coorte

Per il loro studio, la Dottoressa Grinberg e i ricercatori hanno utilizzato campioni di tessuto cerebrale del BBAS. Il BBAS è una banca grande e unica che conserva il tessuto cerebrale che gli scienziati prelevano dalle autopsie eseguite a San Paolo.

Ciò ha permesso di studiare il tessuto cerebrale prelevato da 1.092 adulti di età superiore ai 50 anni deceduti nel decennio tra il 2004 e il 2014, rappresentativi della popolazione di San Paolo.

Inoltre, i registri del BBAS includono le risposte delle “interviste post mortem condotte su un campione di informatori affidabili” sui principali sintomi psichiatrici e sulla capacità mentale del defunto.

Il team ha escluso 637 campioni di cervello che mostravano anomalie non correlate alla malattia di Alzheimer. Solo 455 campioni di persone mostravano i sintomi del morbo di Alzheimer, come placche di beta-amiloide e proteine tau, o, addirittura, nessun sintomo di neuro-degenerazione.

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24