Dipendenti di Facebook si scagliano contro Zuckerberg

Dipendenti di Facebook si scagliano contro Zuckerberg

         
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I dipendenti di Facebook si scagliano contro Zuckerberg il fondatore del noto social in blu a causa del suo “silenzio” riguardo i post pubblicati sulla pagina di Donald Trump. Alcuni giorni fa, infatti, un altro social network, Twitter, aveva definito i tweet del Presidente americano fuorvianti e privi di ogni fondamento. 

Infatti, sotto a due tweet di Trump, era stato aggiunto il fact check, ovvero dei link di fonti come la BBC e simili, che smentivano quanto appena detto dal Presidente. In Facebook, la situazione è un po’ diversa: Zuckerberg non ha preso alcun provvedimento per combattere i contenuti fuorvianti. Ora, alcuni dipendenti di Facebook hanno fatto il raro passo di parlare pubblicamente contro il loro capo.

Sono un dipendente di FB che non è completamente d’accordo con la decisione di Mark di non fare nulla sui recenti post di Trump, che incitano chiaramente alla violenza. Non sono solo all’interno di FB“, ha twittato Jason Stirman, un dirigente di ricerca e sviluppo che in precedenza aveva lavorato su Twitter. Un altro dirigente di Facebook, Ryan Freitas, direttore del design del prodotto News Feed, ha scritto: “Mark ha torto e mi impegnerò nel modo più rumoroso possibile per fargli cambiare idea“. Un ingegnere, Lauren Tan, ha twittato: “L’inazione di Facebook nel rimuovere il post di Trump che incita alla violenza mi fa vergognare di lavorare qui“.

I dipendenti di Facebook si scagliano contro Zuckerberg: cosa succederà?

Il disaccordo tra i dipendenti con le politiche del “capo” non sono una novità, in quanto sono cose abbastanza usuali. La novità è che le lamentele sono state rese pubbliche. Alcuni dipendenti hanno partecipato a un “sciopero virtuale” lunedì, in quanto lavorano quasi tutti da casa. A questo punto la domanda risulta spontanea: Mark Zuckerberg ascolterà i dipendenti? La risposta potrebbe essere negativa.

Per prima cosa, Zuckerberg è notoriamente testardo. Questa è una caratteristica che dura tutta la vita. In un’intervista fatta da Wired.com ai genitori di Mark, hanno spiegato della decisione di Zuckerberg di lasciare il liceo pubblico locale perché non aveva abbastanza risorse informatiche e corsi avanzati. La sua famiglia fu felice di mandarlo in una costosa scuola privata vicina, Horace Mann. Ma Mark aveva sentito parlare della Phillips Exeter Academy, un collegio nel New Hampshire. Fece di tutto per andare in quest’ultimo.

Gestisce anche la sua compagnia in quel modo. L’attività è organizzata in modo tale che le sue quote di voto gli diano la maggioranza. E mentre cerca le opinioni degli altri, ha spesso scelto di ignorare le irresistibili obiezioni ai prodotti e alle politiche che si sono rivelate dannose e talvolta sbagliate. Uno degli esempi risale al 2007 quando Zuckerberg fondò Beacon. Quest’ultimo aveva violato la privacy segnalando gli acquisti Web degli utenti sul feed delle notizie.

Il dissenso dei dipendenti era tenuto privato, anche anni dopo. Ora i reclami sono pubblici e Zuckerberg deve rispondere. Venerdì ha iniziato con una lunga e torturata spiegazione del perché non si sarebbe mosso a mantenere il contenuto di Trump. Pur ammettendo di aver lottato con i problemi, ha provato ad “arrampicarsi sugli specchi per spiegare perché questo particolare contenuto è riuscito a rispettare le regole della community.

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Fonte immagine copertina: La Stampa

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Autore dell'articolo: Francesco Menna

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Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com