Coronavirus e disinformazione

Coronavirus e disinformazione, la lotta dai social

         
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Coronavirus e disinformazione, la lotta dai social. Facebook ha deciso di vietare post e notizie che possono essere fuorvianti ne in un momento così delicato

Coronavirus e disinformazione dunque, ce n’è per chiunque; notizie non vere che hanno il solo effetto di aumentare il panico e la paura tra gli italiani e non solo

Ecco perché un contributo importante può venire anche dai social network in primis Facebook che vieta cioè gli annunci che promettono cure sul coronavirus e anche i post che diffondono disinformazione.

Un contrasto capillare dunque come accade lo scorso anno per le fake news sui vaccini; ecco le dichiarazioni di un portavoce della società di Menlo Park al sito Business Insider:

Abbiamo recentemente implementato una policy per proibire annunci che creano un senso di panico, come scorte limitate o la garanzia di cure.

In un momento dove il Coronavirus genera panico anche per le prospettive socio-economiche, sportive e tecnologiche, il ruolo dei social network può essere decisivo

In Italia Facebook e Twitter inoltre hanno stretto un accordo con il ministero della Salute affinché ogni ricerca sul coronavirus rimandi alle informazioni ufficiali del sito del Ministero.

Anche TikTok, l’app usata dai giovanissimi, ha un alert che consiglia agli utenti di consultare i siti dell’Oms e delle istituzioni locali.

Anche in Cina i social possono essere decisivi…

A cosa nuova e che il governo cinese ha deciso di far leva su un social network che è vietato Twitter oltre che WeChat.

In pratica, come riferisce la rivista Vice, si cerca di individuare e mettere a tacere singole persone che diffondono informazioni non gradite sull’epidemia.

Secondo Vice, per esempio, WeChat sarebbe sfruttata da funzionari del governo cinese per individuare un giovane di Wuhan che ha utilizzato la app per informare amici e familiari sul coronavirus.

Così come Twitter sarebbe stato usato da un residente che ha risposto a un tweet di critica alla gestione dell’epidemia.

Infine in Corea del Sud sono nati siti e App per tracciare le zone colpite dal Codiv-19

Tra i siti c’è Coronamap.live che offre una mappa interattiva in coreano, cinese e inglese, e consente agli utenti di vedere se ci sono casi di coronavirus nelle vicinanze.

Il sito, creato da un 19enne, conta 300mila visite al giorno.

 

 

 

Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.