Ornitorinchi e la loro biofluorescenza

Gli ornitorinchi e la loro biofluorescenza, una scoperta sorprendente

         
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Il mondo animale continua a stupire. Sono molti gli esempi di veri e propri animali straordinari. Come per esempio i ragni dalla faccia d’orco, i calamari magnapinna e la biofluorescenza dei tardigradi. Parlando di biofluorescenza bisogna dire che un recente e strabiliante studio ha scoperto tale dote nientemeno che negli ornitorinchi. Un animale comunque molto bizzarro.

Cosa sono gli ornitorinchi per capire la loro biofluorescenza

Gli ornitorinchi sono dei particolari ed ancestrali mammiferi. Fin qui sembra tutto normale, ma non è così. Infatti gli ornitorinchi sono delle vere e proprie chimere naturali. Come detto prima sono dei mammiferi, ma dell’ordine dei monotremati. Ovvero quei mammiferi che, a differenza degli altri mammiferi, depongono le uova.

Gli ornitorinchi sono un esempio straordinario nella natura e ricordano un mix di vari animali. Innanzitutto sono caratterizzati, oltre dal fatto che depongono le uova, da un becco simile a quello delle anatre. Inoltre hanno le zampe posizionate di lato come i rettili, piedi palmati, un corpo allungato, una coda simile a quella di un castoro, speroni cavi nelle zampe posteriori contenenti veleno ed una temperatura corporea più bassa dei normali mammiferi. Hanno anche delle ossa extra a differenza di altri mammiferi.

Questo particolare animale vive esclusivamente nella zona orientale dell’Australia. È un animale notturo semi-acquatico e carnivoro, infatti si ciba prevalentemente di vermi, larve, gamberi di acqua dolce e piccoli mammiferi. Come nei normali mammiferi anche gli ornitorinchi producono latte per i piccoli, ma non sono dotati di capezzoli, infatti secernono il latte da alcuni pori della pelle presenti sul ventre.

Il loro peso varia da meno di un chilo a più di due chili, mentre la loro lunghezza varia dai 30 ai 50 centimetri. Infine il loro condotto intestinale e quello urogenitale sboccano in un’unica apertura, ovvero una cloaca.

Un animale strabiliante

Finora l’ornitorinco si mostra come un animale bizzarro e molto particolare; somiglia ad una chimera nata dall’unione di diversi animali come mammiferi, rettili ed uccelli. Sembra uscito da un film di fantascienza. Ma è la natura a donarci queste meraviglie.

Questi animali nuotano in acqua e camminano sulla terraferma utilizzando pochissimo gli occhi. Usano invece il becco (molto sensibile) per l’elettrolocazione. Ovvero quella capacità di captare l’elettricità emessa dall’ambiente circostante e animali per localizzare prede o oggetti inanimati.

Se fin qui sembra un animale strano e al limite della realtà, vi state sbagliando, infatti gli ornitorinchi continuano a stupire, non a caso, questi incredibili mammiferi, sono dotati anche di biofluorescenza.

L’impressionante biofluorescenza degli ornitorinchi

Un recente studio americano ha evidenziato che gli ornitorinchi hanno la pelliccia fluorescente se sottoposta ai raggi UV, ovvero ultravioletti, sia in esemplari vivi che in esemplari morti. Una proprietà impensabile in un ornitorinco.

La biofluorescenza è una caratteristica molto presente (ma allo stesso tempo misteriosa) in natura. Infatti è presente anche in alcuni pesci, alghe, crostacei, meduse, insetti, scoiattoli volanti ed addirittura in uccelli come forma di comunicazione, mimetizzazione o di “avvertimento”. Questo dono è possibile grazie alla presenza di particolari proteine o sostanze organiche.

La fluorescenza è la proprietà di una sostanza di assorbire radiazioni elettromagnetiche (soprattutto quelle nell’ultravioletto) e riemettere (con una lunghezza d’onda maggiore e con energia minore) luce visibile di varie colorazioni.

Non bisogna assolutamente confondere la fluorescenza con la fosforescenza. Sono due proprietà apparentemente simili, ma la fluorescenza emette luce visibile solo per un lasso di tempo abbastanza breve dopo aver assorbito le radiazioni elettromagnetiche, mentre nella fosforescenza l’emissione di luce visibile dura molto di più.

Inoltre non bisogna confondere la biofluorescenza con la bioluminescenza. La biofluorescenza, come abbiamo visto, avviene solo in presenza di luce mentre la bioluminescenza anche senza, come per esempio nelle lucciole.

Negli ornitorinchi la biofluorescenza serve, molto probabilmente, per mimetizzarsi verso altri predatori notturni che captano la luce ultravioletta. Infatti assorbendo raggi UV ed emettendo luce visibile tra il verde e il blu, gli ornitorinchi risultano “invisibili” a predatori come grossi rapaci, pesci e canidi che nella notte si affidano alla luce ultravioletta per scovare ed osservare le prede.

La biofluorescenza è molto presente e misteriosa in natura, anche in animali apparentemente impensabili con tale dote di biofluorescenza ed è oggetto di studi affascinanti.

Anche stavolta gli ornitorinchi ci stupiscono con la biofluorescenza, una dote che aggiunge ulteriore fascino, mistero e stranezza ad un animale già di per sé insolito. Questo dimostra che la natura è ricca di sorprese e meraviglie assolute.

Del resta la vita è un tesoro da scoprire giorno per giorno e indubbiamente un qualcosa di spettacolare.

 

Fonte immagine: GreenMe

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24