Un bambino irritabile per il long Covid

I sintomi del long Covid nei bambini

         
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Il long Covid nei bambini è un problema da non sottovalutare. Gli esperti pensavano infatti che il virus responsabile della Sars-CoV-2 non causasse problemi nei più piccoli, ma si è scoperto che non è così. Anche i giovanissimi che sviluppano la malattia informa sintomatica possono incorrere in complicanze a lungo termine, con disturbo di vario tipo. I sintomi del long Covid nei bambini possono essere diversi a seconda dell’età.

 

Cos’è il long Covid nei bambini

Dei sintomi del long Covid nei bambini si è occupato uno studio multicentrico, capeggiato dagli esperti della Città della Salute di Torino e uscito sull’Italian Journal of Pediatrics. Secondo i ricercatori, il 24% dei bambini che hanno avuto il Covid-19 e hanno superato la fase acuta con sintomi lievi o in modo asintomatico, non ha sviluppato long Covid. Con questo termine si intende il perdurare di malesseri psico-fisici anche mesi dopo la guarigione. I giovanissimi che invece hanno avuto la malattia in modo sintomatico, hanno sviluppato sintomi a distanza di mesi, in una percentuale dall’11,5% al 46,5%. La presenza di altri disturbi respiratori, come rinite allergica o asma, non comporta un rischio maggiore. Conta invece l’età. I sintomi del long Covid nei bambini non sono seri, ma peggiorano in pubertà e tra gli adolescenti di 11-16 anni.

 

Covid: sintomi nei bambini piccoli

I sintomi del long Covid nei bambini più piccoli sono i seguenti: affaticamento, disturbi neurologici come difficoltà di concentrazione, sensazione di mente annebbiata e mal di testa, problemi respiratori. Con il salire dell’età, aumenta anche la frequenza dei malesseri: solo il 18,3% dei piccoli fino ai 5 anni ha questi problemi, mentre ne soffre il 21,3% dai bambini tra 6 e 10 anni e si arriva al 34,4% di rischio negli adolescenti. In questa fascia di età, oltre ai    nei bambini descritti prima se ne aggiungono altri. Possono comparire disturbi del sonno, ansia, agitazione, alterazioni del comportamento come irritabilità e scatti di ira. Il long Covid nei bambini più piccoli si manifesta soprattutto con disturbi di tipo respiratorio, con un rischio dell’11,4% di rischio nella fascia 0-5 anni. Il rischio scende al 3,8% dopo i 6 anni.

 

Non sottovalutare il Covid nei bambini

Gli esperti rassicurano le famiglie, perché solitamente bambini e adolescenti superano la fase acuta con sintomi lievi o inesistenti. È bene però prestare attenzione, nel caso in cui a distanza di giorni o di settimane dall’infezione primaria compaiono i sintomi descritti sopra. I genitori spesso non riescono a collegarli al Covid, quindi pensano si tratti di malesseri di stagione o di stanchezza e non avvisano il pediatra. È invece opportuno contattare il medico di riferimento, soprattutto in caso di sintomi. La Società Italiana di Pediatria e altre Società scientifiche pediatriche raccomandano l’attento monitoraggio dei genitori e la visita del pediatra in caso di sintomi. Serve anche per proteggere dal contagio le fasce più deboli, come i nonni o i parenti fragili.

 

Come affrontare il long Covid nei bambini

È comunque possibile mettere in atto alcune strategie per tenere sotto controllo i sintomi del long Covid nei bambini e aiutarli a stare meglio prima. È importante assicurare ai più giovani uno stile di vita sano e regolare, accompagnato da adeguato riposo. Se si è in vacanza, bambini e ragazzi dovrebbero dormire per un adeguato numero di ore durante la notte. Il riposo, infatti, aumenta l’efficienza del sistema di difese dell’organismo. Dovrebbero bere molti liquidi, soprattutto acqua naturale, spremute fatte in casa, centrifugati ricchi di minerali e vitamine, tè freddo. L’alimentazione è importante: no al cibo spazzatura, che per quanto amato dai ragazzini appesantisce la digestione e peggiora il senso di malessere. Sì a pasta e riso, pesce, carne bianca, latticini di qualità, tanta frutta e verdura.

L’uso dello smartphone andrebbe limitato, perché può peggiorare il nervosismo e la cefalea. Inoltre incide sui ritmi regolari del sonno. Un po’ di attività fisica come bicicletta, passeggiate quando il caldo non è eccessivo, gioco libero all’aperto aiuta a recuperare l’energia e mette di buon umore. Per cefalea, tosse persistente, inappetenza è sempre bene chiedere il parere del pediatra. Possono essere utili farmaci di automedicazione adatti ai più piccoli e il medico può stabilire se suggerire un integratore a base, per esempio, di minerali e vitamine del gruppo B.

Autore dell'articolo: Roberta Raviolo