Sonno difficile? Studio scopre la “Modalita’ protezione” del Cervello in luoghi nuovi o insicuri.

La maggior parte delle persone non dormono bene in una nuova posizione, la ricerca finalmente indica perchè.

Sonno disturbato, difficile, incubi, potrebbe comunemente trattarsi del caso di un viaggiatore d’affari in una strana stanza d’albergo o di un bambino che ha in incubo, la maggior parte delle persone non dormono molto bene in una nuova posizione, o situazione, e la ricerca finalmente indica perchè.

In uno studio pubblicato nel maggio 2016, i ricercatori dell’Università di Brown hanno abbinato tecniche di studio del sonno con immagini cerebrali per misurare con precisione l’attività cerebrale dei partecipanti durante la loro prima notte in un laboratorio del sonno.

Hanno trovato costantemente che in una particolare area nell’emisfero sinistro del cervello è rimasta più attiva dell’emisfero destro, soprattutto durante il sonno profondo o “lento”.

Sonno disturbato: gli scienziati, “l’effetto della prima notte” e modalità predefinita.

Ecco la parte che sembrerà familiare a chiunque abbia vissuto quello che gli scienziati chiamano “l’effetto della prima notte”: l’area che è rimasta attiva, chiamata rete di modalità predefinita, è quella che causa la voce preoccupata, depressiva e ossessiva nella tua testa – Per questo motivo potrebbe restare attiva tutta la notte, rivedendo una situazione difficile della vita, facendo passare sogni fastidiosi come quelli degli anni del liceo.

I ricercatori ritengono che questa attività è una strategia di sopravvivenza che sta attiva e sorveglia sempre l’ambiente intorno quando dormi in una zona sconosciuta o non sicura.

Disturbi del sonno nei bambini

Nei primi 3 anni di vita, il 20-30% dei bambini presenta dei disturbi del sonno: percentuale che scende al 15% dopo i 3 anni. I più «a rischio» sembrano essere i primogeniti o figli unici, quelli allattati al seno e quelli che dormono nel lettone.

Raramente le cause sono organiche, per la maggior parte (più dell’80%) l’insonnia dipende da fattori psico-fisiologici, principalmente legati all’organizzazione della giornata, alla molteplicità di stimoli che si trovano intorno e alle abitudini date dai genitori (98%).

 

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