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Anthony Valentino: un esordio di “Classic Rock”

         
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Anthony Valentino: un esordio di “Classic Rock” con “Walking on Tomorrow”.

Chitarrista decisamente Rock, di metallo e di cuore… e dunque producer e cantautore in prima persona, Anthony Valentino, che sforna questo suo primo lavoro di inediti dopo anni di carriera di contaminazioni ma anche di grandi classici di genere. Si intitola “Walking on Tomorrow” questo lavoro dalle rifiniture metallo, dalle soluzioni progressive, epicamente solenne che quasi avrebbe cercato una sezione d’archi altrettanto protagonista… e poi quel gusto romantico a smussare gli angoli e a rivelarci un cuore dietro uno sguardo ruvido e severo. Anthony Valentino ci riporta indietro nel tempo, di quando l’amore e la vita quotidiana passava soprattutto dentro i distorsori e pareti di amplificatori. Eppure, ad ascoltarlo come si deve, c’è tanto Pop dentro questo suo primo lavoro di inediti in studio…

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Anthony Valentino: un esordio di “Classic Rock” – la nostra intervista esclusiva

Un esordio rock in decisa controtendenza stilistica di oggi? Cosa ti ha portato tra le trame di un passato piuttosto che cercare forme decisamente più moderne?

Walking On Tomorrow” è sicuramente un disco Hard Rock, con sfumature Metal, Punk e Blues. E’ il mio primo album solista, quindi molto introspettivo, nel quale ho voluto raccontarmi a trecentosessanta gradi e nel quale quindi emergono tutte le influenze musicali ed i generi che hanno caratterizzato il mio percorso artistico, come appunto l’Hard Rock, Punk, Metal, Hair Metal, Pop Rock ed il Blues; proprio perché è un album solista, nel quale racconto il mio punto di vista su temi che hanno caratterizzato la mia vita sino ad ora, non avrei potuto esprimermi in altro modo. La musica che mi rappresenta e mi consente di esprimermi in maniera spontanea e completamente sincera è infatti questa. Non ho quindi fatto caso al genere più di tendenza ma ho raccontato me stesso e la mia storia attraverso lo strumento che mi ha consentito onestà espressiva anche se, in realtà, per me il Rock è un genere che non morirà mai e sarà sempre attuale.

Un suono analogico o digitale? Cosa ti fa sentire più vero e coerente con la tua musica?

Sicuramente il suono analogico è quello che prediligo maggiormente e che sento più affine al mio suono. Devo dire però che mi piace il digitale e penso sia un mondo assolutamente affascinante che ha caratterizzato e continua a caratterizzare generi musicali magari distanti da me ma che apprezzo forse proprio perché espressione di un mondo che non conosco in maniera approfondita ma che riesce comunque a trasmettermi emozioni e messaggi in maniera chiara e precisa. Quello che poi ricerco sempre nella musica, un messaggio, un’emozione, che può essere raccontata ovviamente anche con il suono digitale; questo, anzi, proprio per le sue caratteristiche mi arriva in maniera molto diretta.

Ma l’elettronica in questo disco dove e come è apparsa?

Come dicevo, per il disco mi sono servito del suono analogico e per gli strumenti che non ho potuto suonare personalmente ho preferito servirmi di musicisti turnisti; questo semplicemente perché è un suono che rispecchia in maniera più onesta la mia musica. Le tastiere sono state inserite in determinati momenti, in quelli in cui ne sentivo la necessità e devo dire che sono soddisfatto del risultato finale.

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Nell’ascolto ci sono molti momenti in cui ti sei spinto dentro trame Progressive… una scelta che trovo per niente sfacciata come invece mi sarei aspettato anche ascoltando un certo tipo di dischi dei primi anni 2000… o sbaglio?

Sicuramente il Progressive è un genere che mi ha influenzato e che quindi ha contaminato il mio modo di suonare. Essendo un disco solista, nel quale mi sono raccontato, non poteva quindi non emergere anche questo tipo di influenza.

A chiudere: se il Rock non è morto, sarà morto il pubblico Rock?

No. Entrambi sono assolutamente vivi. Il Rock non è morto come non lo è il suo pubblico. Le grandi canzoni, i grandi gruppi, le grandi emozioni raccontate attraverso il Rock non potranno mai morire perché sono sempre attuali. Per alcuni aspetti è diventato quasi un genere di nicchia ma questo non deve far paura, il Rock ‘N Roll, per come lo intendo io, è vita, esperienze, cultura; quindi, chi ama e suona questo genere musicale deve continuare a produrre, indipendentemente dalle mode del momento.
Ci sono tanti musicisti che scrivono e producono Rock, tutto sta nell’andare a scovarli, ad ascoltare ciò che hanno da dire; se si prende consapevolezza di questo, credo che il Rock non morirà mai.

 

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Foto principale tratta dalla pagina facebook dell’artista; le altre sono state gentilmente fornite dall’ufficio stampa

Autore dell'articolo: Marco Vittoria