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Intervista esclusiva a Max Casacci dei Subsonica

         
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Intervista esclusiva a Max Casacci dei Subsonica.

Un artista che non ha bisogno di presentazioni, con una carriera alle spalle che supera i vent’anni: produttore, musicista, direttore artistico e membro fondatore dei Subsonica.

Intervista esclusiva a Max Casacci dei Subsonica

Siete in pieno tour promozionale per “8”. Puoi già tracciare un bilancio? Te la senti?

Noi siamo soliti tracciare il bilancio anche sulla base dei feedback che abbiamo ricevuto dalla partenza del tour.  Infatti  abbiamo come parametro di riferimento i concerti, sui quali calibriamo tutto,  da sempre, dagli inizi fin dalla partenza del tour nei palazzetti.

Questa cosa è stata ribadita anche durante l’estate; riviste e quotidiani autorevoli ci hanno considerato il miglior live in giro per l’Italia, per questo siamo  molto soddisfatti.

Anche perché avete una scenografia molto dettagliata, curata con video all’avanguardia, Samuel sospeso per aria, uno spettacolo davvero unico…

Questo ha avuto sicuramente il suo impatto ma c’è da dire che vent’anni di storia insieme quando non sono autocelebrazione ma sono utilizzati proprio per dare corpo a quella complicità a quelle dinamiche di intesa che sul palco si sono accumulate fanno sì che il concerto raggiunga un aspetto di grande compattezza.

Ci puoi parlare della tua esperienza di direttore artistico del Traffic Festival?

Beh il Traffic è finito, è durato dieci anni, abbiamo finito da diversi anni.

Preciso che è stata un’esperienza incredibile anche perché siamo riusciti a mettere insieme la musica in una cornice narrativa e le persone hanno dimostrato di saper cogliere questo aspetto già dall’inizio.

Noi non facevamo una semplice carrellata di concerti ma creavamo una dimensione narrativa intorno alla musica che poi si estendeva alle sale cinematografiche, alle gallerie d’arte, agli incontri letterari che stanno intorno al concerto.

Tutto ciò è stato subito intercettato dal pubblico, al contrario di  invece di altri festival dove si comportano più da rassegne.

Affermo, con tutta serenità che noi  abbiamo cercato di riflettere sul significato e sulla natura di un festival.

E’ da poco uscito anche il nuovo disco dei Deproducers. Come nasce un incontro fra quattro grandi musicisti della musica italiana?

C’è stata un’iniziale chiamata di Vittorio Cosma,  desideroso di fare esperienza con i musicisti e i produttori  di cui aveva più stima  in Italia;  dopo aver chiamato Riccardo Sinigallia e Gianni Maroccolo,  con i quali aveva già collaborato, ha pensato di chiamare anche  me nonostante non  ci conoscevamo.

Veramente  mi sono fatto un po’ desiderare perché all’epoca stavo finendo un album dei Subsonica (era “L’Eclissi”? no non mi ricordo quale) (risata…) però poi alla fine anche per una  necessità di decongestionamento dalla forma canzone, l’idea di andare insieme a tre coetanei  in uno studio, chiudermi giorno e notte e dare vita a una pura sperimentazione sonora mi ha affascinato e da lì è iniziata l’avventura. All’improvviso. Riflettendo bene, abbiamo deciso che la vocazione di quell’esperimento poteva essere la coniugazione con la scienza e così è nato un progetto veramente incredibile, molto intenso a cui sono molto affezionato.

Progetti futuri?

Adesso vado di Demonology Hifi per quanto riguarda me e Ninja, un po’ di attività mia con la produzione di musica fatta con i rumori e poi qualche cosa forse legata al compleanno di “Microchip Emozionale” che quest’anno compie venti anni. Stiamo cercando di capire…

Avete tagliato infatti il traguardo dei venti anni di carriera. Qual è il segreto della vostra longevità?

Riuscire a rimanere fedeli a noi stessi,  ma senza cedere alla tentazione di essere delle repliche di noi stessi.

I Subsonica infatti sono un gruppo che si è sempre saputo rinnovare negli anni, evolvere, fare anche collaborazioni…

Non c’è un disco uguale all’altro…

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La foto nell’articolo è stata scattata dall’autore durante un incontro con Max Casacci svoltosi a Guardiagrele (Ch)

Autore dell'articolo: Marco Vittoria