parkinson e disturbi del sonno

Parkinson: potrebbe essere correlato ad un disturbo del sonno

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Un nuovo studio americano ha scoperto una stretta correlazione tra l’insorgenza della malattia di Parkinson e un particolare disturbo del sonno.

Parkinson e disturbi del sonno

Il Parkinson, come l’Alzheimer,  fa parte delle malattie neurodegenerative altamente invalidanti che, progressivamente, minano l’autosufficienza delle persone affette.

Solo negli Stati Uniti, ogni anno, circa 50.000 soggetti si vengono colpiti da questa grave patologia che ha gravi ripercussioni non solo per il malato ma anche per familiari e amici.

Le cause del Parkinson, ad oggi, non sono ancora chiare. Un gruppo di ricercatori del Canada ha individuato un disturbo del sonno, il disturbo RBD, tra i possibili fattori di rischio alla base dell’insorgenza di questa malattia neurodegerativa.

Il disturbo RBD si verifica durante la fase REM del sonno: durante questa fase i soggetti, di norma, vivono una sorta di paralisi che impedisce loro di vivere i sogni e, dunque, li tutela dall’autodanneggiarsi. Chi soffre del disturbo del sonno RBD non ha questa paralisi.

Nuovo studio sul Parkinson e disturbo del sonno RBD

Per verificare la connessione tra Parkinson e RBD, i ricercatori hanno studiato per un lasso di tempo di ben 12 anni un campione di 1280 persone che presentavano questo disturbo del sonno.

Dopo 12 anni il 73% dei soggetti aveva sviluppato la patologia. Ciò ha confermato l’ipotesi secondo cui il disturbo del sonno RBD sarebbe un fattore predittivo della malattia neurodegenerativa.

Questa nuova scoperta dei ricercatori canadesi è importante, soprattutto, per 2 fattori:

  1. a differenza degli esami attuati fino ad ora, è un metodo economico che consente di predire l’insorgenza del Parkinson con una buona precisione. Attualmente per predire i rischi viene effettuato un esame chiamato “imaging del trasportatore della dopamina”, lungo, costoso e complesso.
  2. Questo metodo veloce e poco costoso offre, inoltre, la possibilità di sviluppare terapie per prevenire, rallentare o ritardare l’avvento della malattia e lavorare su fattori neuroprotettivi a partire dal sonno.
 
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Autore dell'articolo: Samanta Airoldi

Samanta Airoldi
Nasco in quello scrigno fatto di mare e pesto chiamato Genova. Dopo aver conseguito Laurea e Dottorato in Filosofia sono andata a vivere per un periodo a Dublino e poi a Milano, dove tutt'ora mi trovo. Scrivo libri di Filosofia Politica e Sociale, collaboro con blog e web magazine e vivo una tranquilla e folle vita da Vegana/Animalista/Ambientalista seguace della Decrescita Felice.