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I Problemi di Gibbo: un esordio di buonumore Pop

I Problemi di Gibbo: un esordio di buonumore Pop nel singolo “Sai dirmi perché?”.

C’è sempre tanto colore e leggerezza dentro i suoni e i video de I Problemi di Gibbo, formazione di Reggio Emilia che fa il suo esordio con un disco che mi verrebbe da descrivere come disegnato a matita… come la sua copertina che mostra un titolo interessante come “Sai dirmi perché?” e che inevitabilmente, questo tutto, mi fa tornare alla memoria di quel periodo della fanciullezza quando si contemplava con curiosità ogni angolo di mondo a portata di sguardo. E la scrittura di questo disco, con impeto e amore adolescenziale, un po’ mi comunica queste sensazioni e sono davvero salvifiche in questo momento di estetica e finzione. Ma in generale il Pop Indie dei nostri coniuga il suono acustico a quello digitale. Ovviamente cercando sempre melodie che siano pulite e serene, leggere e senza presunzioni o trasgressioni di sorta. E la leggerezza una bella parola chiave per questo ascolto che torna a parlare di vita, di rapporti, di quotidianità.

I Problemi di Gibbo: un esordio di buonumore Pop nel singolo “Sai dirmi perché?” – la nostra intervista

Un esordio in bilico tra acustica ed elettronica. I Problemi di Gibbo sono più digitali o analogici?

Diciamo che il nostro primo approccio è stato sicuramente più analogico. L’idea di suono che vogliamo portare avanti si basa principalmente sul suono di chitarra acustica. Abbiamo però fin da subito fatto scelte che ci hanno portato a dover trovare una convivenza tra le due sonorità, come la scelta di non avere, neanche dal vivo, il basso acustico, ma un basso synth. Crediamo molto nell’idea di poter far convivere le sonorità calde delle chitarre acustiche, con l’innovazione e le grandi possibilità che possono dare gli strumenti digitali. Stiamo ancora sperimentando e il nostro suono si sta evolvendo, ma di sicuro il suono acustico rimarrà sempre la base principale da cui partire.

Un contesto sociale ampiamente mutevole… la vostra canzone si mantiene attuale secondo voi oppure oggi questo disco l’avreste scritto in altro modo?

Assolutamente no, anzi… La nostra esigenza era quella di comunicare in modo semplice e diretto, il “disagio” e le difficoltà che vediamo ogni giorno nei rapporti tra le persone. Il contesto attuale non ha modificato queste difficoltà, anzi, le ha amplificate. Oggi dobbiamo convivere con il concetto (molto pericoloso) di “distanziamento sociale”, ma se proviamo a guardare indietro, a prima di questa condizione, ci possiamo rendere conto di quanto eravamo già molto distanti… Noi continueremo a cercare di far riflettere su questa condizione, perché crediamo fortemente che ci sia bisogno di tornare ad avere rapporti “reali” tra le persone.

Chi sono I Problemi di Gibbo

I Problemi di Gibbo chi sono? Artisti in cerca di un posto in questa scena o semplicemente ragazzi che hanno il bisogno di una loro espressione?

Entrambe le cose. Anche se tutto è nato dal bisogno di metterci in gioco ed esprimere le nostre idee, l’approccio che abbiamo avuto fin da subito, è stato qualcosa di più di un semplice “proviamo”. Sappiamo che non è facile produrre canzoni ad alto livello e comunque non è scontato raggiungere un pubblico vasto anche se si hanno buone idee, ma noi siamo fiduciosi di poter ottenere con il tempo il nostro scopo. Realizzare brani che abbiano qualcosa da comunicare, che possano avere la giusta visibilità e raggiungere molte persone. Abbiamo la presunzione di poter riuscire con il nostro lavoro, a migliorare la nostra vita, e anche (anche se di poco) la vita di chi ci ascolta. La musica ha un grande potere, soprattutto nei momenti di difficoltà…

In altre parole secondo voi: si scrive un disco per cercare un incontro con il pubblico o per esprimere se stessi?

Questo dipende, non è uguale per tutti quelli che scrivono dei dischi. Quello che fa la differenza sono le motivazioni. Di base tutti i musicisti, anche se alcuni vi diranno il contrario, puntano ad avere un incontro con il pubblico. Poi c’è chi punta quasi esclusivamente ad una certa visibilità, e chi invece all’opposto porta avanti il proprio progetto musicale senza accettare compromessi. Noi vogliamo comunicare qualcosa e portare avanti una nostra idea di suono, ma è ovvio che il fine ultimo è quello di poter far arrivare il nostro lavoro a più gente possibile. L’esigenza di comunicare da sola non basta, se poi quello che vuoi dire, non ottiene visibilità.

Concludendo…

A chiudere: in questo scenario come state reagendo? Come state curando la vostra immagine pubblica e la voce della vostra musica?

Il nostro obiettivo era quello di poter presentare dal vivo il nostro album ed è chiaro che dobbiamo rivedere il nostro percorso. Siamo stati un po’ sfortunati perché comunque abbiamo investito su questo obiettivo, ma allo stesso tempo siamo anche fortunati perché (per ora) la musica non è il nostro lavoro principale. Pensiamo a tutti quelli che lavorano con la musica, ne conosciamo tanti, che hanno dovuto affrontare un stop senza precedenti, e che prima ancora di pensare come porsi rispetto a quello che stava succedenso, dovevano pensare a come riuscire a pagare le bollette… Noi abbiamo deciso di metterci un attimo in pausa, senza cavalcare la moda social delle dirette infinite e della sovraesposizione mediatica, che per tanti è diventato un modo per cercare visibilità, in un momento così delicato. Comunque non siamo stati fermi, stiamo lavorando al prossimo album e contiamo di poter pubblicare qualcosa di nuovo a fine estate.

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La foto nell’articolo “I Problemi di Gibbo: un esordio di buonumore Pop” è stata fornita dall’ufficio stampa

Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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