Pioggia deforma la crosta terrestre e arriva il terremoto
Rete di sensori sul territorio italiano rileva gli effetti della pioggia a ridosso degli Appennini: deforma la crosta terrestre e genera terremoti
Monitoraggio del territorio italiano registra movimenti della crosta terrestre che si deforma a causa della pioggia.
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L’attività chimica esercitata dalla pioggia è nota e produce due tipi di effetti:
- la dissoluzione causata dalle precipitazioni rese acide dall’anidride carbonica presente nell’atmosfera;
- poi la costruzione quando l’acqua rilascia sotto forma di carbonato di calcio insolubile, il carbonato acido di calcio assorbito dall’atmosfera.
Ma i recenti studi si stanno soffermando sull’accumulo della pioggia che deforma la crosta terrestre; dunque si segue l’effetto della deformazione della crosta terrestre soprattutto associato al movimento delle placche tettoniche.
Rete Integrata Nazionale GPS INGV: 200 stazioni rilevano movimenti della crosta terrestre
La “RING” è un sistema di rilevazione che conta 200 stazioni di ultima generazione capaci di misurare spostamenti millimetrici della crosta terrestre. Ha consentito la comprensione del fenomeno di allontanamento tra la costa adriatica e tirrenica, alla velocità di circa 3 mm l’anno.
Gli studi attuali fanno emergere altri fattori responsabili dei movimenti tettonici osservati nell’area dell’Appennino. La pioggia deforma la crosta terrestre; infatti la crosta terrestre reagisce anche alle sollecitazioni generate dall’acqua presente negli acquiferi carsici.
Gli acquiferi carsici sono aree dove il suolo consente il passaggio e l’immagazzinamento di grandi quantità d’acqua. Quindi l’apporto della pioggia e della neve contribuisce ad aumentare il livello di acqua raccolta.
La catena appenninica presenta numerosi acquiferi che, tra l’alto, forniscono l’approvvigionamento idrico di metropoli come: Roma, Napoli ed anche Bari.
Pioggia, acquiferi carsici, deformazione della crosta terrestre, terremoti
Gli esiti degli studi dimostrano che la pioggia deforma la crosta terrestre in direzione orizzontale. Il meccanismo si innesca a causa dell’aumento della pressione esercitata dall’acqua presente, che contribuisce a creare fratture; dunque, avviene una dilatazione orizzontale della parte più superficiale della crosta terrestre, registrata dalle stazioni di rilevazione. Quindi, l’Appennino, che è soggetto a grandi piogge e nevicate, subisce la deformazione della crosta terreste; lo stesso Appennino è soggetto agli effetti dei movimenti delle placche tettoniche, che allontanano la costa adriatica da quella tirrenica.
Gli esperti hanno notato un differente impatto causato della variazione della quantità d’acqua negli acquiferi; infatti, il riempimento amplifica gli effetti dei movimenti tettonici poiché tende a generare espansione orizzontale; invece, lo svuotamento degli acquiferi riduce l’intensità perché avviene un movimento orizzontale di restringimento.
Terremoti fino a magnitudo 3,8 e profondità 12 Km
Esiste una correlazione tra gli andamenti della sorgente Sanità di Caposele (Avellino), rappresentativa dello stato di ricarica dell’acquifero carsico, e la sismicità dell’area; infatti l’analisi evidenzia piccoli terremoti di magnitudo compreso tra 1.2 e 3.8 e fino a profondità di 12 km, dal 2008 al 2018. Quindi, quando le portate della sorgente sono più abbondanti si registrano più terremoti.
Gli esperti non sono ancora riusciti a dimostrare che l’intensa pioggia sia causa diretta dell’origine della sismicità; ma è emerso che esiste una somma di eventi e, quindi, di effetti che generano una deformazione tettonica. L’accumulo di acqua è corresponsabile nel raggiungimento del punto di rottura che innesca il terremoto.
Per capire meglio il ruolo sistematico degli eventi meteorologici, quindi anche della pioggia che deforma la crosta terrestre, nel processo di generazione dei terremoti dell’Appennino, le ricerche continueranno.
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