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Christian Frosio: parlando di “Mille Direzioni”

         
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Christian Frosio: parlando di “Mille Direzioni

Il nuovo video è l’ennesima conferma di come questa sua opera prima sia la manifestazione più alta di quanto gli strumenti in nostro possesso oggi riescano a celebrare al meglio il genio creativo che ci portiamo dentro. E Christian Frosio lo fa benissimo e sceglie una veste pop italian macchiandola di rock e di bel canto melodico, altamente ispirato dalla vita e dall’amore in tutte le sue vesti.

Christian Frosio: parlando di “Mille Direzioni”

Si intitola “Mille direzioni” questo suo primo disco che nel tempo è stato anticipato anche dai video ufficiali dei singoli “Apri la Finestra” – scritto e realizzato con Michele Bernardi, video anche finalista all’“Experimental, Dance & Music Film Festival” di Toronto (Canada) nel 2019 e al “Biella Music Festival”, Settembre 2019 – e poi “La Nostra Casa” di cui Frosio cura interamente la regia. Questo video tra l’altro viene nominato tra i Best Music Video al Prisma Independent Rome Film Awards nel febbraio 2019. E ci tiene a sottolinearlo, e noi di rimando, di come tutta questa farina venga fuori dal sacco suo personale. La creatività e la bella musica italiana, quella d’autore, dove ogni dettaglio ha la forza di un equilibrio maturo e ricco di gusto.

L’intervista

Un lavoro questo che dimostra di aver avuto una gestazione lunga e una progettualità che arriva da molto tempo prima della sua incisione. Non è così?

Asssolutamente si. E’ un progetto che avevo in testa da molto tempo, ma che per essere realizzato aveva bisogno di strumenti di forza e maturità. Volevo essere pronto su diversi aspetti nel momento in cui mi sarei trovato ad affrontare la produzione del disco, soprattutto di un disco come questo in cui ho curato tutte le fasi, dalla scrittura arrangiamento fino alla produzione artistica.

Domanda filosofica. Verso le mille direzioni si corre o si cammina?

Dipende dalle fasi della vita e dal punto di vista di analisi della domanda. Adesso mi sembra ci camminarci con lentezza. A volte ho avuto l’impressione di correre e correvo in effetti, ma senza una chiara definizione di dove andare. E le mille direzioni erano in realtà uno spaesamento.

Un disco leggero che celebra la grande musica pop d’autore italiana. Altre contaminazioni? Dal mio ascolto ci vedo tantissima Inghilterra dietro… ma magari sono fuori strada…

Hai preso la strada giusta direi e grazie di aver notato questa cosa. Le mie radici si rifanno principalmente alla musica italiana di un certo Lucio Battisti e Gianluca Grignani ma con una matrice di ascolti, per il suono soprattutto, che guardano alla musica anglosassone, principalmente della seconda metà anni 90’.

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Il Pop è più uno stile di confezionare le cose o un modo di essere secondo te?

Preferisco intenderlo un modo di essere, se per confezionamento stabiliamo in questo caso un qualcosa che cerca di ammiccare per farsi notare. Le mie canzoni seguono sempre un principio di verità, anche a costo di portarsi dietro una dose di ingenuità. Se c’è il Pop è perchè trovo in questo linguaggio un veicolo adatto all’aspetto nostalgico delle mie canzoni, senza però tralasciare il discorso musicale intorno alla voce che per me è importantissimo.

Conservatore o rivoluzionario? Io ci trovo tanta rivoluzione nel conservare le radici… tu?

Conservare le radici significa in un certo senso definirsi. E se vuoi, un’identità definita stabilisce anche una forma di resistenza e quindi di rivoluzione. In questo senso posso intendere anche la mia musica: un qualcosa che definisce la sua personalità e unicità all’interno di un senso di appartenenza ad un genere e ad una forma musicale.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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