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Studenti in piazza per protestare

         
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Studenti in piazza per protestare contro le variazioni climatiche. Siamo al quarto venerdì in cui le piazze italiane sono affollate da studenti delle scuole e delle università che manifestano pacificamente e con tanto entusiasmo contro le variazioni climatiche in atto sul pianeta Terra.

Studenti in piazza per protestare contro le variazioni climatiche

Non è una consuetudine, bensì una spontanea e vera partecipazione allo sciopero globale indetto da Fridays for future per attrarre l’attenzione dei mass media, dell’intera opinione pubblica e, principalmente, del mondo politico sul grave problema delle variazioni climatiche in atto sull’intera Terra. Le manifestazioni stanno registrando adesioni da ogni parte del mondo scientifico, economico e dalle diverse Associazioni che tentano di tutelare l’ambiente e l’ecosistema terrestre. Infatti anche il WWF, attraverso la voce della Presidente Donatella Bianchi ha dichiarato: “Ai ragazzi che scendono in piazza per prendere in mano il proprio destino e chiedere risposte alle istituzioni riguardo gli obiettivi sul clima stabiliti dall’accordo di Parigi auguriamo di fare strike, ad ogni loro iniziativa andrà sempre il massimo supporto del WWF Italia”.

Greta Thunberg e il resto del mondo

Un’esile figura, la giovanetta Greta Thunberg è diventato il simbolo della lotta alle variazioni climatiche. Nonostante la sua tenera età, ha avuto il coraggio di manifestare davanti al Parlamento di Stoccolma, con lo slogan “Sciopero scolastico per il clima” fin da 2018. Da allora è stato tutto un susseguirsi di adesioni in ogni stato del mondo, fino a raggiungere con la sua voce l’ONU.

Il movimento Fridays for future prende il proprio nome dal fatto che le manifestazioni pacifiche si svolgono con cadenza quasi settimanale ogni venerdì; non ha leader riconosciuti e si organizza in maniera semplice e spontanea, registrando, però, un elevato numero di adesioni in tutte le fasce di età. Il mondo scientifico guarda con simpatia all’iniziativa e la incoraggia divulgando dati scientifici sull’argomento, l’ultimo dei quali è veramente allarmante: abbiamo soltanto undici anni di tempo per contenere l’aumento della temperatura terrestre entro il limite accettabile di 1,5° Celsius.

Gli slogan e gli appelli contro la variazioni climatiche che salgono dalle centotrenta piazze italiane sono rivolte principalmente al mondo politico affinché non adotti solo adesioni a documenti o dichiarazioni di intenti, bensì operino con l’adozione di idonee misure legislative e tecniche per evitare l’aumento della temperatura della Terra e le variazioni climatiche.

Le strade da seguire

Due sono le strade da seguire:

1) intervenire sugli impianti industriali, sui veicoli a motore, sulle tecnologie di riscaldamento, esistenti favorendone l’adeguamento e/o la sostituzione delle apparecchiature e l’inserimento di idonei filtri e tecnologie moderne (il mondo informatico ne offre tantissime). Il tutto, naturalmente,

anche attraverso la concessione di contributi sulle relative spese;

2) esaminare con molta oculatezza i progetti di nuovi insediamenti con le relative tecnologie proposte a salvaguardia dell’ambiente, dell’ecosistema con particolare riferimento allo smaltimento dei residui di lavorazione, dell’immissione in atmosfera dei gas combusti e non ed alle polveri residuali di produzione.

E’ appena il caso di sottolineare il ruolo di primaria importanza delle stazioni di rilevamento esistenti (da potenziare nella loro presenza sul territorio) e sull’assunzione e studio dei relativi dati forniti.

Tutti ci auguriamo la presa di coscienza del problema delle variazioni climatiche esistenti che non può essere  rinviato, ma va affrontato con coraggio e decisione.

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Foto di Markus Spiske tratta da Unsplash (copyright free)

Autore dell'articolo: Marco Vittoria