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Marcello Parrilli: le “Moderne Solitudini” di questo futuro

         
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Marcello Parrilli: le “Moderne Solitudini” di questo futuro nella nostra intervista esclusiva.

Si intitola “Moderne Solitudini” il nuovo disco di Marcello Parrilli pubblicato dalla RadiciMusic di Firenze. La scena cantautorale toscana conferma costantemente la sua fertilità, di penne e di scritture, di sensibilità letteraria e poetica. Parrilli non si smentisce nel suo Pop leggero e con questo suo quinto album in studio definisce con maturità la sua forma canzone che inevitabilmente è figlia del pop italiano ma che, ora più di prima, si lascia ispirare per derive “americane”, sporco quanto basta per lasciare quel prezioso retrogusto roots che tanto ci piace. Canzoni d’amore, canzoni di ruggine, canzoni di pulita ispirazione che dentro queste liriche d’amore e di vita ricerca la chiave per essere se stessi.  In rete il video ufficiale del singolo “La resa”.

Marcello Parrilli: le “Moderne Solitudini” di questo futuro

Marcello Parrilli: un artista che da più parti viene anche dipinto come un attivista socio culturale. Perché? Ci siamo lasciati incuriosire molto da questa definizione…

Credo che sia dato dal fatto che mi sono sempre occupato di musica in molte delle sue sfaccettature, dalla Musicoterapia alla didattica e perché fin da quando ho cominciato a portare in giro le mie canzoni, mi è piaciuto sempre partecipare e organizzare rassegne di cantautori perché penso che lo scambio e la condivisione siano componenti molto importanti per tutti coloro che vivono di e per la musica.

Il suono pop si macchia di ferro e di ruggine. Come hai scelto il suono e la direzione artistica di questo lavoro?

Di solito comincio la stesura di un disco da solo, registro le demo e inizio a pensare come suonerà…per questo lavoro come per i due lavori precedenti ho scelto di farmi seguire nella produzione artistica da Gianfilippo Boni, per me come per molti musicisti dell’area fiorentina è un punto di riferimento e mi sono sempre trovato benissimo a lavorare con lui. Riesce a far suonare le mie canzoni esattamente come me le immagino e chiama i musicisti giusti a completare il lavoro. Anche in questo disco come nel precedente Mendicanti di Umanità la sessione ritmica è stata suonata da due fuoriclasse della musica italiana ovvero Lorenzo Forti al basso e Fabrizio Morganti alla batteria.

Spesso la scena toscana, soprattutto la sua canzone d’autore, cerca di riferirsi spesso all’America. Vedi ad esempio l’ultimo lavoro di Larocca… secondo te è un caso o esiste un motivo preciso?

Nel mio ultimo lavoro non sento molta influenza americana, ci sono molte chitarre distorte, ma anche sintetizzatori e pianoforti. Le mie influenze sono molteplici e quando scrivo non mi preoccupo molto delle influenze ma del risultato. Con Massimiliano (Larocca) abbiamo cantato e scritto insieme una canzone che è inserita nel mio precedente album dal titolo “quelli della mia generazione” e la potete ascoltare anche su youtube, ma penso che il suo modo di scrivere si possa ascoltare molto di più l’influenza americana di quanto ci sia nella mia musica.

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Il pop, la canzone leggera però non ti abbandona. Non hai mai provato a violentarla in modo sfacciato?

Le tue scritture sono sempre state molto attente alla forma pop… In realtà ho sperimentato molto, ho una laurea in D.A.M.S., un Diploma in Musicoterapia e un Diploma in Musica nuove tecnologie al Conservatorio di Firenze e nei miei precedenti lavoro ci sono tracce di musica elettronica, ho fatto un disco di solo pianoforte, ho fatto un disco di elettronica e violino con H.E.R. due anni fa e ho scritto anche composizioni di musica informale, ma quelle non le ho mai pubblicate perché è musica molto difficile da ascoltare. Forse si le mie canzoni risentono dell’influenza pop anni 80 ma anche della mia passione per il cantautorato italiano e il rock.

Questo disco, in cui ritroviamo Gianfilippo Boni, nasce da un bisogno umano di condivisione o dal bisogno di mettere in scena una tua solitudine?

Direi che nasce soprattutto dal bisogno di raccontarmi attraverso le mie canzoni. Le solitudini che racconto sono più sociali e relative ai rapporti umani, questo disco parla prevalentemente di amore, in molte delle sue sfaccettature.

“Moderne solitudini” è il tuo quinto lavoro in studio (se non erro). Un nuovo lavoro di inediti. Il cantautore oggi? Che mestiere è diventato e che mestiere era ai tuoi esordi?

Il mestiere del cantautore è rimasto lo stesso, è cambiata l’attenzione che la società ripone nella figura del cantautore. La musica è diventata usa e getta e le canzoni di oggi riescono a lasciare un segno per vari motivi. La musica è diventata un sottofondo e molte meno persone si fermano ad ascoltare con attenzione.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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