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Intervista esclusiva a Mattia Mariano

Intervista esclusiva a Mattia Mariano rapper… che non è un rapper!

Il geniale artista ha infatti dato vita a un ep “Bombarolo” in cui si ispira a uno dei maestri della canzone italiana: Fabrizio De Andrè.

La nostra intervista esclusiva a Mattia Mariano

Qual è il nesso che unisce secondo te Rap e Fabrizio De Andrè?

Penso che possano essere accomunati da un tipo di approccio alla scrittura, magari un po’ più diretto. Negli altri generi  si tende anche a usare periodi più corti.

Perché hai scelto proprio l’album “Storia di un impiegato” per ispirarti per comporre il tuo nuovo ep?

Innanzitutto perché parla di vendetta privata  (che è un tema sempre molto attuale) e poi perché è l’album da lui scritto ritenuto di più difficile lettura. Anche lui parlandone ha spesso detto che è un album in cui non si è fatto capire. Volevo quindi dargli, nel mio piccolo, una nuova veste.

A parte De Andrè hai qualche altro cantautore che stimi a cui ti potresti anche ispirare in futuro?

Franco BattiatoCaparezza di quelli un po’ più recenti… Poi Vasco Rossi, Pino Daniele… Ce ne sono insomma tanti…

Spiegami qualcuno di questi… Battiato (come del resto De Andrè) mi sembra molto distante dal tuo genere…

Mettiamola così: sono i due poli. Uno mi piace perché racconta le persone, l’altro perché racconta l’anima.
De Andrè ha anche una visione più realistica rispetto a Battiato che comunque è uno che vola via con le canzoni. Quest’ultimo penso che sia l’artista più completo della musica italiana.

Il tuo nuovo singolo si intitola “la ballata dei dimenticati”; perché questo titolo e chi sono per te i dimenticati?

Il concetto di ballata è innanzitutto molto cantautorale. Mi piaceva proprio l’idea di riproporlo tanti anni dopo . Il titolo chiaramente si ispira all’ideologia di De Andrè degli ultimi e nello specifico è l’ultimo brano del mio ep. Di conseguenza essendo un concept ep ogni brano è collegato. Nel momento in cui il bombarolo trovandosi solo dopo il folle gesto si rende conto di essere un dimenticato, al pari di tutte le altre sotto categorie (ad esempi o i ladri).

Parlaci di Plaqo, il protagonista di “Bombarolo”

Plaqo è il nome che ho voluto dare al bombarolo ed era il mio vecchio nome d’arte, di quando facevo Rap. Volevo dargli quindi un nome che facesse capire da dove venivo.

Progetti futuri?

Innanzitutto con la mia etichetta stiamo studiando la possibilità di portare questo disco live, che è una cosa molto importante per questo progetto, perché voglio far conoscere il cantautorato ai ragazzi della mia età e soprattutto a quelli più piccoli. Magari in questa dimensione prende anche quel senso di leggerezza in più.

La veste live può essere anche complessa da realizzare per un progetto come il tuo? Se analizziamo il tuo stile, dai vita a una Trap molto diversa dal comune… Potrebbero sorgere pertanto problemi (soprattutto a livello di arrangiamenti) durante i live?

Non credo fondamentalmente. Il disco è stato fatto così proprio per creare un punto di smarrimento. E’ un disco fatto per essere frainteso volutamente. Non mi sono quindi mai posto il problema. Poi a chi piace la musica di questo genere, un po’ più alternativa, del resto, lo vede.

C’è qualche artista con cui vorresti collaborare?

In questo momento sicuramente Caparezza perché è un artista che ascolto da vent’anni. Inoltre mi piace molto Margherita Vicario, la conosci?

Certo, come no! Delle mie amiche, le Dianime, hanno aperto un suo concerto…

Lei secondo me è una che ha la possibilità di cambiare, finalmente, il cantautorato femminile. A parte il fatto che è di bella presenza, ma ha un suo modo di scrivere che è molto interessante secondo me.

Tra l’altro è anche un’ottima attrice…

Nei video infatti si vede la differenza… Secondo me un’artista del genere mancava in Italia. Anche l’ultimo suo singolo è favoloso.

Tu invece i videoclip come li inquadri nella tua musica?

Non ho basato questo progetto sui videoclip perché volevo che tutto si concentrasse su Spotify. Nella Trap poi negli ultimi anni sta uscendo questa cosa di non fare videoclip. In realtà è un aspetto tutto americano. Così facendo tutti gli ascolti si riversano su Spotify che è poi la fonte dei risultati.

Non credi però che possa essere più difficile avvicinare le generazioni moderne alla tua musica senza un videoclip abbinato?

Il tuo discorso è giustissimo, senza se e senza ma. Uno in realtà l’abbiamo fatto ed è molto semplice: non è particolarmente impegnato. Bisogna però vedere con l’etichetta.

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Foto nell’articolo “Intervista esclusiva a Mattia Mariano” gentilmente fornita dall’ufficio stampa dell’artista

Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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